Panebianco e il caso Twitter

Ho letto questo articolo scritto da Roberto Persico su il Sussidiario.net, e devo dire che nonostante le annotazioni, in parte condivisibili dell’autore, mi trovo in totale disaccordo.

Secondo Persico, la scelta del CEO di Twitter di creare una commissione di controllo sui messaggi lasciati su twitter potrebbe essere addirittura peggiore della scelta di un collettivo di antagonisti di interrompere la lezione del prof. Panebianco, lanciandogli contro insulti ed epiteti ingiuriosi nei suoi confronti. Per avvalorare la sua posizione l’autore tira fuori il classico armamentario dell’ormai stantia Reductio ad Orwellerum (Il Ministero della Verità…. La Psicopolizia….BlaBlaBla…etcetera…etcetera) e cita alcuni saggi illuministi di Russeau. Credo che però a Persico sfuggano alcuni elementi nella sua analisi.

Prima di tutto Twitter è un’azienda privata, che si adotta di proprie regole per migliorare la qualità del servizio. Possono essere condivisibili o meno, e se verranno ritenute arbitrarie o restrittive gli utenti ne prenderanno atto e lasceranno il canale(1). Internet ormai fornisce una fonte infinita di strumenti alternativi per contrastare queste problematiche da parte del semplice utente come le piattaforme indipendenti e le reti open source. Basta solo un po’ di volontà e trovare gli strumenti giusti(2). Non ha neanche senso costruirci sopra, come molti opinionisti stanno facendo, un allarme sociale di larga portata. Nessun governo obbliga i propri cittadini ad iscriversi sui social come twitter o facebook(3), quindi al di là del fastidio che può subire qualche politicante che ha scambiato facebook per la nuova piazzetta dei comizi dove può spararle grosse sulla qualunque, per molti altri il problema è relativo.

Non è invece affatto relativo che un gruppo di pseudo-rivoluzionari sbarbatelli entrino in un’aula universitaria lanciando cori da stadio e insulti contro un funzionario nell’esercizio delle sue funzioni. Perchè se ti cancellano un commento su twitter puoi sempre aprirti un blog su wordpress e dire quello che ti pare in assoluta libertà. Se sei invece circondato da antagonisti con la bava alla bocca le cose si fanno un tantinello più complicate.


(1) Che poi molta gente lascia twitter e facebook, non per colpa delle leggi liberticide dei CEO delle suddette piattaforme, ma per colpa del bullismo e dello stalking di molti utenti medi. Sarà per questo che ultimamente facebook ha messo regole precise contro l’anonimato?

(2) Molti invece, vuoi per ignoranza vuoi per inedia, preferiscono piagnucolare in giro per la rete, autorappresentandosi come martiri della fede e della libertà da tastiera. Perché il martire è fico, lo scaltro è uno stronzo.

(3)Che poi i governi piuttosto che incitare, disincentivano l’uso dei social network (e non fanno poi così male, visto i risultati). Chiedere in Cina, ad esempio.