Leicester di quì, Leicester di là

Neanche il tempo che il Leicester abbia festeggiato la storica vittoria in Premier ecco che in Italia é iniziata a piovere la solita tempesta di stronzate.

A nome di memoria non sentivo tante cazzate dai tempi di Italia – Germania a Euro2012, o quando il Napoli vinse gli scudetti negli anni ’80-90.

Andiamo a debunkare.

Cazzata n° 1:

La vittoria del Leicester ha dimostrato che i campioni non sono indispensabili per vincere

Innanzitutto decidiamo cosa si intende per campioni. Nella vulgata generale il campione è colui che brilla oltre che per talento anche per spazio mediatico, immagine e popolarità, inoltre deve giocare in una grande squadra. Questa definizione ha la pecca di enfatizzare l’immagine del giocatore a dispetto del suo talento, ma se guardiamo la realtà le cose sono più diverse di così. Ronaldo era già forte quando giocava in Brasile, ma per essere riconosciuto un campione di fama mondiale dovette prima trasferirsi al Barcellona, stesso discorso anche per l’altro Ronaldo, Cristiano, che se non fosse andato al manchester o al Real sarebbe rimasto probabilmente uno sconosciuto. Perchè dico questo? Perchè  penso che anche il Leicester abbia dei campioni, solo che siccome non hanno la Bentley e non sono circondati da fighe in perizoma non ce ne rendiamo conto.

Il secondo errore di questa osservazione sta poi nel fatto nel credere che nel calcio le verità siano eterne. È vero che si può vincere anche senza campioni, la storia è piena di casi simili ma è anche vero che senza campioni non ti è garantita alcuna continità. Prendiamo come esempio due casi nostrani: il Verona e la Sampdoria. La prima dopo la vittoria dello scudetto tornò a livelli di media classifica, finendo poi per retrocedere numerose volte come nel passato. Nel caso della Sampdoria la vittoria dello scudetto fu dovuta al fatto che nel suo organico aveva dei veri fuoriclasse, ma pian piano che questi giocatori vennero ceduti ad altre formazioni la squadra tornò a lottare per posizioni di media classifica fino a retrocedere in serie B alla fine degli anni ’90. Quindi non è tanto che i campioni non servono per vincere, servono a darti continuità.

Cazzata n°2. Un’altra cavolata che ho sentito è questa qua:

La vittoria del Leicester è la vittoria del calcio proletario contro il calcio delle grandi oligarchie. La vittoria del Leicester è la vittoria della classe operaia sul turbocapitalismo

Forse a qualche rimasuglio comunista radical chic può andare bene come favoletta, ma nella realtà la situazione è un po’ più complessa (semicit.). Molti hanno descritto il Leicester come la squadretta del dopolavoro dell’ufficio, ma in realtà è un club professionista molto serio, con un brand internazionale e ha un fatturato pari a un quinto del Manchester United e che sfiora di poco quello del Napoli(1). Inoltre, un’interessante inchiesta del Foglio dimostra che la gestione aziendale è ben lontana dalla frugale e francescana virtuosa politica di bilancio che ogni marxista ortodosso vorrebbe vedere. Va inoltre ricordato che il Leicester, a livello di società, ha ben poco di popolare. La squadra infatti è di proprietà di un miliardario thailandese(2) (Gli IDE!!! Gli IDE!!! OVVOVE!!! OVVOVE!!!) proprietario di una catena della King Power, una catena di Duty Free che è anche sponsor ufficiale del club e del suo stadio. Curiosa anche la vicenda che ha portato l’ingaggio di Ranieri come manager del club. L’anno scorso tre giocatori del Leicester furono sorpresi a partecipare in un’orgia in Thailandia e tra questi vi era anche il figlio dell’allora allenatore della squadra  che venne esonerato per evitare uno scandalo(3).

In soldoni, questi fatti ci dimostrano due cose:

  1. Non è vero che il Leicester è la dimostrazione che il proletariato ha battuto, calcisticamente parlando, il turbocapitalismo liberista e il Sol dell’Avvenire è vicino;
  2. Se non ci fosse stato uno scandalo sessuale la storia del Leicester sarebbe potuta andare diversamente;

Nella realtà i fatti ci dicono invece che:

A) Il turbocapitalismo può essere battuto solo dal turbocapitalismo;

B) Il godimento infinito della forma-merce  è l’unico che può battere il godimento         infinito della forma merce;

Ultima cazzata e poi chiudo è quella che vuole la vittoria del Leicester come merito di Ranieri ed è quindi motivo di orgoglio per l’Italia tutta. A parte che questa retorica si sentiva anche quando De Blasio, che di italiano c’ha solo la nonna, divenne sindaco di New York, non vedo il motivo per cui l’Italia dovrebbe inorgoglirsi per la vittoria di una persona tanto brava quanto competente, visto che in questo paese la bravura è vista come un male e la competenza come lo sterco del demonio.


(1) Fatturato che con l’ingresso in Champions sarà destinato a raddoppiare, tra l’altro. Godimento infinito della forma merce domina!

(2) Una leggera similitudine col comunismo forse si può trovare col cognome del proprietario. Il tizio infatti di nome faceva  Raksriaksorn, già difficile da ricordare, ma sempre meglio di quello che ha oggi: Srivaddhanaprabha che in thailandese si tradurrebbe in “luce della gloria progressiva”. Ricorda un po’ la tendenza dei leader sovietici ad assumersi o farsi assumere soprannomi altisonanti. Anche se onestamente la similitudine più spontanea è quella col Re Sole.

(3)Alcuni link sulla vicenda:

http://www.gazzetta.it/Calcio/Premier-League/01-06-2015/premier-leicester-bufera-orge-insulti-razzisti-tournee-1101069718509.shtml

http://www.ilgiornale.it/news/sport/bufera-sui-giocatori-leicester-orgia-e-insulti-razzisti-donn-1135194.html

http://www.foxsports.it/2015/07/01/ecco-perche-il-leicester-ha-esonerato-pearson/