Perchè in Italia non si può fare la rivoluzione (liberale)

Ora che Berlusconi sembra essere tornato in auge si torna a parlare per l’ennesima volta di rivoluzione liberale. E’ un fenomeno ciclico che si conclude sempre senza alla fine ottenere né la rivoluzione né il liberale. Per spiegare il periodico default di tale proposta di modello sociale si sono sempre cercati colpevoli un po’ ovunque, da Gramsci a D’Alema, dal modello IRI alle Coop, dai film di sinistra ai cinepanettoni, ma la verità è che l’egemonia culturale c’entra poco, la colpa del fallimento del liberalismo in Italia è colpa dei liberali stessi.

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Elogio di Burioni e del Fallacesimo Intellettuale

Roberto Burioni si è guadagnato la stima e l’odio di centinaia di utenti social per via della sua battaglia divulgativa a favore dei vaccini. Tuttavia, i suoi metodi divulgativi sono stati a volte oggetto di critiche perché, secondo i suddetti critici, creerebber

burioni

o una polarizzazione che impedirebbe una vera e propria consapevolezza su un tema molto delicato.

Queste opinioni possono avere un fondamento a livello teorico, ma a livello pratico – con tutto il rispetto – sono alquanto inutili. Qualunque tema è nel bene o nel male soggetto a “polarizzazione” tra due parti con diversi orientamenti. E’ un fenomeno umano, che si registra in tutti i campi del sapere umanista, scientifico o tecnico che sia.

Per cinquant’anni il mondo occidentale ha dibattuto su quale fosse il migliore tra il modello comunista e quello capitalista di società. Sebbene già in tempi di piena Guerra Fredda molti elementi tendessero a favore del modello capitalista, molti continuavano a sostenere che il modello sovietico fosse il migliore a prescindere. Cos’è che ha fatto cambiare idea definitivamente a tutti? La REALTA’. Il crollo del Muro di Berlino e il conseguente collasso dell’URSS è bastato a far capire anche al 95% di chi difendeva quel modello che semplicemente non funzionava (poi si sa, gli ultimi samurai ci sono sempre, ma anche loro mica durano per sempre).

La realtà è la grande discriminatrice che mette d’accordo tutti e quando parla la realtà non c’è filosofia della scienza che tenga, tutti tenderanno a rispettarla, perché l’alternativa è l’oblio.

Altra critica che viene mossa a Burioni è il fatto che a volte si atteggi in maniera “arrogante” con gli antivaccinisti. Anche questa critica, all’atto pratico, è alquanto risibile. Un famoso filosofo era uso dire: “ In assenza di altro, l’arroganza è l’unica arma contro gli imbecilli”. Non si capisce poi perché questa critica sull’arroganza venga sempre mossa unilateralmente, e mai contro l’altra parte. Non sono forse neanche gli antivaccinisti arroganti? Non sono loro che accusano tutti quelli di non pensarla come loro di essere nemici del popolo, dei deboli e degli oppressi? Non sono forse loro che accusano chi li critica di essere pagati da qualche occulto ente massonico? Di fronte a gente così l’arroganza non è segno di supponenza ma strumento di legittima difesa. Lo avevano capito bene anche due grandi intellettuali come Christopher Hitchens e Oriana Fallaci.

Se voi leggete la Fallaci o Hitchens ci scorgereste le stesse critiche che si possono muovere a Burioni. Ma andate a vedere dall’altra parte contro chi si scontravano e poi venitemi a dire che avevano torto ad esprimersi in un certo modo.

La vis polemica della Fallaci contro l’Islam, così come quella di Hitchens contro la religione, erano una botta di salute che permettevano di mantenere l’opinione pubblica vigile dalle strombettate relativiste e finto progressiste di chi vedeva il marcio con gli occhi foderati di prosciutto.

Prendete ad esempio l’articolo della Fallaci in cui denunciava l’antisemitismo e confrontatelo con le pantomime propal che si leggono in giro. Qual è quello più potente di significato, quello che vi fa venire un brivido lungo la schiena? Quello della Fallaci o quello dei pacifinti propal?

Oppure ancora, andate a prendere l’articolo che Hitchens scrisse a ridosso del 11 Settembre dove asfaltava letteralmente Chomsky  e le sue seghe mentali. Ditemi chi è più efficace? Hitchens o Chomsky?

Quando io parlo di fallicesimo intellettuale(1) mi riferisco proprio a questo, la tendenza combattiva (senza scadere nel volgare) di portare avanti con un argomento, senza timidezze ma con convinzione e tenacia.

Nel mondo scientifico, così come in quello del debunking, ho spesso notato questa timidezza da parte di persone comunque brave e preparate. Spesso molti di loro si ritraggono per paura del giudizio esterno o come alcuni dicono “di abbassarsi al loro livello”. Ma questo, come ho già sottolineato prima, è più un problema di forma che di sostanza. Perché alla fine della fiera sarà la realtà dura e pura che metterà ognuno davanti alle proprie responsabilità. L’importante è comunque dimostrare di non essere deboli e di saper tenere testa alle mele marce. Non c’è altra via per guadagnarsi il rispetto.

Ripeto, non fraintendetemi. Ho il massimo rispetto per chi si occupa di divulgazione scientifica con serietà e chiarezza. Ma mai come oggi ci sarebbe bisogno di una Fallaci o di un Hitchens che si occupi di scienza.

Burioni è già un’ottima via di mezzo, speriamo che altri crescano nel frattempo.


(1) Il contrario del fallicesimo intellettuale è il fuffaresimo intellettuale, ovvero l’arte di sostenere il nulla mischiato col niente occultando il vuoto con forbitissimo eloquio ottocentesco.

 

La mirabolante epopea dell'”antifascismo” sanitario

Non sono un grande fan dell’assioma secondo cui in Italia ci sono due tipi di fascisti, visto che diverse volte viene utilizzato in senso qualunquista, ma visto come la faccenda sull’obbligo vaccinale stia diventando grottesca, devo dire che in questo caso calza a pennello.

Il fatto che un gruppo di estrema destra protesti contro la “dittatura sanitaria” e chieda “progresso” non c’è da stupirsi. Da anni ormai parole come “fascismo”, “deriva autoritaria”, ecc…ecc… hanno subito tanti di quegli abusi e contro abusi, sia da una parte che dall’altra, che ormai anche quelli di estrema destra si sono fatti furbi e lo usano contro l’avversario(1).

Tra l’altro questo episodio è solo l’ultimo di una spirale di stronzate da parte dei cosiddetti “antifascisti” sanitari. Se avete abbastanza pelo sullo stomaco per andare a sbirciare sui social o sui forum cosa dicono questi neo-ciennellini per il morbillo libero ci troverete robe che manco nelle birrerie bavaresi ai tempi del progetto Aktion 74 si osavano dire. Gente che a cuore aperto dice di preferire vedere ammalati i figli piuttosto che regalare i soldi alle multinazionali cattive, persone che “piuttosto che far bucare il mio pargolo abortisco”, ed altri con la faccia di merda (di merda, si) dare contro a disabili e obesi perché per colpa loro, della loro stessa esistenza, la sanità costa troppo (invece una epidemia fa risparmiare soldi, eh!).

E mi chiedo poi, cosa faranno queste teste fine quando scopriranno che buona parte dei vaccini sperimentali provengono da Israele? Faranno un’alleanza coi BDS? Chi può dirlo.

Che dire, pertanto? Se gli “antifascisti” sanitari sono questi personaggi,  tanto vale essere fascista. Perchè i fascismi  passano, le pandemie restano.

 


(1) Tempo fa, su un forum che frequentavo, uno degli utenti, con evidenti simpatie neonaziste aveva postato un articolo di Finklestein contro Israele, un utente ebreo sionista giustamente lo prese a parole e quello per risposta gli diede del “nazista con la stella di David”.

Twin Peaks – Il ritorno (recensione episodi 1 -2)

Dopo una lunghissima attesa, sono stati finalmente trasmessi i primi due episodi della terza stagione di Twin Peaks, serie culto degli anni ’90 nata dalla mente torbida ma geniale di David Lynch e da Mark Frost. Lynch, che ha voluto si mantenesse il massimo riserbo sulla trama, ha detto che Twin Peaks 3 non è un semplice sequel, ma un film lungo 18 puntate da gustarsi in compagnia di un buon bicchiere di vino. Devo dire che le premesse sono state sincere. Tuttavia, causa il fatto che sono astemio, ho rinunciato al vino e ho ripiegato con un calice di coca-cola con ghiaccio, ma ne è valsa comunque la pena.

AVVISO SPOILER: Se non hai ancora visto le prime due puntate e non vuoi rovinarti la sorpresa, non proseguire la lettura. 

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La melma

Vorrei parlare degli ultimi casi di “psicosi” collettiva che si sono avvicendati nelle ultime due settimane. Chi mi conosce sa che ho una pessima opinione dei social network, dai quali tendo a tenermi il più lontano possibile. I social network, dal mio punto di vista, sono la droga del III millennio, i cui danni sono potenzialmente maggiori della LSD.

Ma partiamo con ordine.

Quale giorno fa, un ragazzo, è stato vittima di una chiara azione diffamatoria che li ha buttato addosso quintali di merda liquida. Questo caso è emblematico perchè è una prova in più di quanto da anni sostengo, ovvero che facebook e social vari non siano un innocente strumento di interazione ma una gigantesca trappola per topi.

Innanzitutto ho letto di gente che minimizza simili accaduti perchè “fintanto che restano su internet, qual è il problema?”. Sinceramente non so in che luogo vivano quelli che se la ragionano così. Forse in una baita dell’Aspromonte o in una caverna sperduta in qualche villaggio di montagna, perchè nel 2017 si dovrebbe ormai sapere che la questione della separazione tra conseguenze nel mondo virtuale e mondo reale è nulla. E questo stesso caso lo dimostra. Ma anche se materialmente non fosse successo niente, faccio questo esempio: mettiamo che qualcuno, una volta visto il messaggio sui social, in buona fede, vada dai carabinieri a sporgere denuncia per pedofilia. Qualcuno avrebbe potuto aprire un’inchiesta, che magari sarebbe finita nel vuoto, ma avrebbe potuto comunque comportare delle seccature, sia alle forze dell’ordine, che avrebbero perso tempo a cercare il mostro in un fuoco di paglia, e sia per la vittima, perchè si sarebbe comunque visto protagonista di una denuncia per qualcosa che non ha mai fatto. E’ un po’ troppo kafkiana come supposizione? Può darsi, ma non sarebbe la prima volta che scoppiano casi giudiziari che poi si rivelano clamorose patacche.

Nel caso del ragazzo questo “per fortuna” non è avvenuto, ma solo perchè la platea degli utenti dei social sono talmente storditi da preferire chiedere l’amicizia a un presunto delinquente per insultarlo che andare a denunciare (in compenso qualcuno gli ha distrutto il bar, il braccio violento della legge fai da tè).

Passiamo al secondo caso.

Questa settimana passerà probabilmente alla storia per la nuova psicosi collettiva proveniente dalla Russia, chiamata “Blue Whale”. In pratica, questa roba dovrebbe essere una specie di challenge nata su un social russo di nome VK, che dopo una serie di torture, manipolazioni mentali, ecc…ecc… porterebbe al suicidio. Le “Iene” ci hanno dedicato sopra un servizio (opportunamente debunkato in questa live, che tratta proprio di questo tema e che consiglio di guardare).

Ora, siamo chiari. Non è che questo “gioco” non esista. E’ stato effettivamente arrestato un giovane deficiente che aveva cercato di adescare dei ragazzini con questa roba, ma effettivamente il fenomeno è molto, ma molto, sottodimensionato rispetto a quello che la maggioranza aveva creduto.

E quale grande risultato ha portato questo moto di allarmismo, indignazione gratuita, di profonde analisi sociologiche online sui gggiovani che non hanno più valori, che non credono più in nulla, si stava meglio quando si stava peggio, eccetera eccetera eccetera?

Che la folla virtuale, nell’impeto della difesa della moralità e dei propri pargoli, ha attaccato (telematicamente parlando) un ristorante, che aveva la colpa di avere lo stesso nome  del gioco, ma in Italiano. E oltre a questo alcuni hanno addirittura attaccato una app che permetteva di guardare documentari sui balenotteri.

Ora, ci sono tanti termini per definire personaggi di tal fatta. Gente che si beve tutto quello che legge su facebook, twitter e compagnia e poi inizia a muoversi come un sol uomo contro il bersaglio (il più delle volte falso) credendo di compiere un gesto eroico.

Li chiamano cretini, li chiamano deficienti? Io questi li chiamo TOSSICODIPENDENTI. Capite perchè prima ho scritto che i social sono la nuova droga del III millennio? Perchè ormai ci sono questi personaggi che basta che vedono, nemmeno un articolo, una foto con scritto sopra “CONDIVIDI SE SEI INDIGNATO ANCHE TU !!!!11111!!!” che entrano subito in uno stato di sovraeccitazione neuronale, in uno stato dissociativo che li rende pericolosi sia per sè stessi sia per gli altri. Se nel passato ci si faceva le pere al parco, ora ci si fa le seghe su facebook, o twitter, o ask.

canna
Un post al giorno toglie il medico di torno

 Sì, lo so, forse sono troppo duro… in fondo internet è solo uno strumento che può essere usato in un modo o nell’altro e che quello che conta è l’uso che se ne fa. Ma io infatti non ho nulla contro internet. La mia critica è sui social, che sono più inutili delle canne stesse, perchè almeno a fini terapeutici la marijuana la puoi usare, le cazzate che trovi su facebook e c. sono tossiche e basta. Roba da inserire nell’elenco delle droghe pesanti, insieme all’eroina e all’hashish.