La leggenda del Compagno Inquisitore

arodia semiseria di  uno dei più grandi capolavori della letteratura moderna.


Ivan Kazzamazov, in piedi davanti al busto di Pallade, accese la pipa, mentre suo fratello Aliosha, il minore, si scaldava al calore del caminetto. Dopo essersi accomodato sulla poltrona di betulla (quella dove il defunto padre amava rilassarsi la sera in compagnia di un buon libro), attese con trepidazione la favola della buonanotte.

<<La mia storia inizia in Kazhakistan, nell’epica città di Samarcanda>>

<<Ma, fratello. Samarcanda si trova in Uzbekistan>>

<< Non interrompermi, per favore>> replicò Ivan. << Dicevo. Siamo a Samarcanda, nell’epoca della rivoluzione. Il fuoco e il sangue hanno oramai imposto la propria legge. Nessuno è libero, nessuno può possedere niente, neanche i sentimenti, tutti sono prorpietari di tutto, nessuno è proprietario di niente. Alla stazione, l’ultimo treno carico di Kulaki traditori del popolo era partito giusto il dì anteriore, ed era ormai arrivato a metà strada. O certo, non è così che doveva andare. Il Paradiso Socialista sarebbe giunto quando Egli sarebbe riemerso dagli inferi e avrebbe indicato la prasseologia dialettica del Sol dell’Avvenire.
Ed ecco infatti che un bel giorno, Lui si presentò alle porte della città, con la sua folta barba bianca borbottando col suo pesante accento tedesco. Egli scese lungo il vicolo principale verso il quartiere popolare. Era apparso in silenzio, ma cosa strana, tutti lo riconoscevano e tutti iniziarono ad adorarlo. Gli abitanti uscirono dalle loro case, i bambini cominciarono a gettare dei fiori lungo la strada del suo cammino gridando: “Osanna!”, “E’ Lui! E’ Lui! Non può non essere Lui!” Egli si ferma d’un tratto dinanzi alla vecchia raffineria e inizia a progere baci ed effusioni alle operaie in servizio. Una vecchia, dal volto coperto dal velo li porse il fagotto dove si trovava avvolta la povera nipotina malata, e Lui proninciando un paio di imperativi categorici e una critica all’Economia Politica, guarì la bambina, che finalmente poteà tornare a sorridere.

Il commissario del popolo uscì dalla fabbrica, aggrottando le sopracciglia e grattandosi la fronte. Che fare? Si chiese. Questa situazione non era stata prevista dal Comitato Centrale. Corse dentro il suo ufficio e mandò un telegramma al quartier generale del NKVD. Il commissario di zona, appresa la notizia corse sul posto accompagnato da  compagni ceffi suoi agenti. Puntò il dito contro di Lui e lo fece arrestare per attività controrivoluzionaria.

Dentro la cupa cella degli interrogatori del NKVD era tutto un graffiar di unghie e strider di denti. Il compagno inquisitore scruta il Suo volto, lo osserva per due minuti. Infine si accosta in silenzio, posa la torcia sul tavolo e dice:

<< Sei Tu, sei Tu? Non rispondere! Taci! Cosa potresti dire? Tu, lurido sionista! Tu, canaglia borghese! Tu non hai alcun diritto di aggiungere a quello che Tu già dicesti tempo fa. Perchè sei venuto a disturbarci? Ti mandano percaso i traditori trozkisti? Sei un agente del fascio-capitalismo internazionale? Dell’UE? Del Bilderberg? Ovvio che lo sei. Tu sei tutto e di più di queste cose messe assieme. Non osare negarlo! Sai che cosa succederà domani? Io non so chi Tu sia, e non voglio sapere se Tu sia Lui o soltanto una Sua apparenza, ma domani stesso io Ti condannerò e Ti manderò a spalare neve in Siberia, come il peggiore dei revisionisti, e quello stesso popolo che oggi baciava i Tuoi piedi si slancerà domani, a un mio cenno, a sputarti in faccia mentre ti portano ai treni? Sí, forse Tu lo sai”

<< Io non comprendo bene Ivan>>  sorrise Aliosha, che aveva sempre ascoltato in silenzio. << E’ semplicemente una fantasia delirante, o un errore del commissario, un assurdo qui pro quo?>>

<<Ammetti pure quest’ultima ipotesi>> disse Ivan sarcastico <<se il postmodernismo contemporaneo, tipico della vostra generazione di fiocchi di neve, ti ha già tanto guastato che tu non possa tollerare nulla di fantastico vuoi che sia un qui pro quo? E sia pure! È vero>> e tornò a ridere, << il compagno commissario è mezzo orbo, oltre che alcolizzato, e da un pezzo la sua idea poteva averlo fatto impazzire. Egli poteva essere stato colpito dall’aspetto esteriore del Prigioniero. Poteva infine essere un semplice delirio, la visione di uno zelante funzionario con le transaminasee alte, sovraeccitato per giunta dalla deportazione di cento Kulaki in Siberia. Ma qui pro quo o fantasia troppo sfrenata, non è lo stesso per noi? L’importante qui è solo che il comandante deve infine manifestare il proprio pensiero e lo manifesta e dice ad alta voce ciò che per anni ha taciuto.

<< E il Prigioniero rimane zitto? Lo guarda e non dice nemmeno una parola? >>

<< Ma è così che deve essere>> Sentenzio Ivan << Il commissario stesso gli osserva che Egli non ha il diritto di aggiunger nulla a quanto già fu detto. C’è appunto qui, se vuoi, il tratto piú fondamentale del socialismo reale, come a dire. “Tutto è stato da Te trasmesso alla Nomenklatura, tutto quindi è ora nelle mani della Nomenklatura, e Tu non venirci a disturbare, quanto meno prima del tempo”. In questo senso non solo parlano, ma anche scrivono i maosti, gli zdanoviani, almeno>>

<< Hai Tu il diritto di rivelarci anche un solo segreto del mondo da cui sei venuto?>>. – Gli domanda il compagno inquisitore e risponde egli stesso per Lui: – << No, Tu non l’hai, se non vuoi aggiungere qualcosa a quello che già fu detto e togliere agli uomini quella libertà che tanto difendesti quando eri sulla terra. Tutto ciò che di nuovo Tu ci rivelassi attenterebbe alla libertà di spezzare le catene, giacché apparirebbe come un miracolo, mentre la libertà del proletariato,  Ti era piú cara di tutto. Non eri tu stesso a dire “proletari, abbiate il coraggio di spezzare le catene!”? Ecco, li hai visti questi uomini liberati dalle catene. Noi l’abbiamo finalmente condotta a termine, in nome Tuo, la libertà. Per decadi e decadi ci siamo tormentati con questa libertà, ma adesso l’opera è compiuta e saldamente compiuta. Non credi che sia saldamente compiuta? Tu mi guardi con dolcezza e non mi degni neppure della Tua indignazione? Ma sappi che adesso, proprio oggi, questi uomini sono piú che mai convinti di essere perfettamente liberi, e tuttavia ci hanno essi stessi recato la propria libertà, e l’hanno deposta umilmente ai nostri piedi. Questo siamo stati noi ad ottenerlo, ma è questo che Tu desideravi, è una simile libertà? Tu, o giudeo, non capisti che l’uomo è nato per essere servo, e puoi anche ciarlare di patrizi contro plebei, ma la verità è che il plebeo è tale in quanto vuol essere plebeo!

Tu imbrattasti le mollicce pagine dei tuoi scritti diffonendo quella parola … “compagni”, così tu chiamasti i tuoi discepoli, sì:  – coloro che dividono il pane tra di loro – . E ti pare per caso una cosa ragionevole? Hai mai visto uno schiavo condividere il pane con un altro schiavo? Tu sei pazzo! Più pazzo di quell’altro individuo, sì, quell’essere inesistente, venuto qui sulla terra mille anni prima di Te, il quale venne poi ammazzato dalla Tua stessa gente. Lui, però, aveva il pregio di essere molto più scaltro di te. Perchè aveva capito che i pani non andavano condivisi, ma andavano moltiplicati! Così che ognuno ne avesse per sé. Ma anche Lui, al pari di Te ha fallito la sua opera. E come con Te anche per Lui raccoglieremo la sua opera, infliggendo dolori e sofferenze alla gente che noi apparentemente amiamo ma che in realtà disprezziamo.

Ricordi? Quando tu osasti contestare le parole di Lui? Lui, il Grande Spirito? Colui al quale devi tutta la tua sapienza? E in qual modo ingrato dimostrasti la tua riconoscenza? Sei arrivato addirittura alla pretesa di spiegare la storia al posto suo. Tu dicesti, al contrario del Grandissimo, che non son gli ideali a far la storia, ma le condizioni materiali. Stolto! Hai palesemente frainteso tutto. Perchè Egli aveva ragione, e vuoi sapere perchè? Guarda gli islamisti. Loro sono la palese dimostrazione che Egli aveva ragione e Tu torto. Tutti i tuoi eredi, tutti i tuoi discepoli più o meno degni, vengono da noi a narrarci che la colpa del terrorismo è causa della povertà e dell’ignoranza, che è sbagliato gettare bombe sulle loro catapecchie da miserabili carpentieri … E invece? Erano forse dei poveri carpentieri spogliati dalla guerra gli attentatori di New York? Erano forse contadini palestinesi a cui i sionisti avevano rubato la terra? No, erano tutti sceicchi e benestanti, a cui gli occidentali avevano donato generosamente case e denari. E perchè allora proprio loro, che erano così coccolati e adulati hanno deciso di pugnalare alle spalle il proprio amico? Ovvio, perchè a loro interessava solo perseguire i propri ideali, e Tu e i tuoi amici siete stati soltanto degli utili idioti.

 Idioti. come quando insieme al tuo amico pederastra, il tuo connivente con la barba, che a differenza della tua era liscia e ordinata inventaste quello slogan. Rimembri cosa entrambi enunciavate? “Proletari di tutto il mondo unitevi”. Ebbene, adesso Tu li ha veduti, questi “proletari di tutto il mondo uniti”. Ma uniti da cosa? Dalla solidarietà? Dall’amicizia? Dalla concordia? Dalla fratellanza? L’unica concordia che gli umani conoscono è quella della spada. E noi abbiamo preso la spada di Marte e l’abbiamo sguainata contro questi popoli. E tra l’altro come biasimarci? Noi che per anni abbiam tentato mettere d’accordo mongoli con slavi, cechi con slovacchi, berlingueriani con ingraiani con risultati invero poco lusinghieri.  Tu infatti, non hai mai voluto capire che i popoli non son nati per andare d’accordo ma per sopportarsi a vicenda. Ma a un certo punto la sbronza prende il sopravvento. Una bionda nordica con due bocce così attira un cinese e un coreano e … PUF… fine della solidarietà tra amici.

Il Tuo più grande errore, infine, è stato quello di credere nella borghesia. Arrivasti addirittura a paragonarli ai faraoni dell’antichità, tanto era grande la loro opera, e tale come un fanciullo incantato dai fuochi d’artificio lasciasti che loro sfruttassero la Tua opera a loro esclusivo vantaggio. Su una cosa avevi ragione, loro sono meglio dei faraoni, in quanto sono stati talmente astudi nello sfruttare Te che nemmeno il più assolutista dei monarchi per diritto divino sarebbe riuscito a fare. Essi Hanno copiato la Tua opera e hanno creato quello che Tu oggi vedi! E dal loro parto siamo nati noi. Noi, i nuovi padroni del genere umano, noi gli architetti del destino della vita di milioni di innocenti e tutto questo … senza neanche dover costruire una sola piramide.

Certo. Tutto questo ci è costato parecchio. E oramai anche per noi si prospettano periodi bui. Ma tempo vent’anni e vedrai come tutti coloro che scappano da noi torneranno strisciando, implorando pietà. E anche coloro che fino ad oggi ci hanno apertamente osteggiato faranno altrettanto, perchè talmente impauriti e traumatizzati dalla libertà imploreranno a noi di liberarli da questa piaga. E noi che siam uomini di misericordia e di immensa magnanimità lo faremo. Noi daremo loro la tranquilla, umile felicità degli esseri deboli, quali essi furono generati. Oh, noi li persuaderemo infine a non inorgoglirsi, che Tu li innalzasti e in tal modo insegnasti loro a inorgoglirsi: proveremo loro che sono deboli, che sono soltanto dei poveri bimbi, ma che la felicità infantile è la piú dolce di tutte. Essi diverranno mansueti, guarderanno a noi e a noi si stringeranno, nella paura, come i pulcini alla chioccia. Ci ammireranno e avranno paura di noi, e saranno fieri che noi siamo cosí potenti e cosí intelligenti da aver potuto pacificare un cosí tumultuoso e innumere gregge. Temeranno la nostra collera, i loro spiriti si faranno timidi, i loro occhi lacrimosi, come quelli dei bambini e delle donne, ma altrettanto facilmente passeranno, a un nostro cenno, all’allegrezza, ed al riso, alla gioia luminosa ed alle felici canzoni infantili. Certo li obbligheremo a lavorare, ma nelle ore libere dal lavoro organizzeremo la loro vita come un giuoco infantile con canti e cori e danze innocenti. Oh, noi consentiremo loro anche loro un po’ di libera iniziativa, perché sono deboli e inetti, ed essi ci ameranno come bambini, perché permetteremo loro di prosperare (non tanto, il giusto essenziale).

Permetteremo o vieteremo loro di vivere con le proprie mogli ed amanti, di avere o di non avere figli, – sempre giudicando in base alla loro ubbidienza, – ed essi s’inchineranno con allegrezza e con gioia. Tutti, tutti i piú tormentosi segreti della loro coscienza, li porteranno a noi, e noi risolveremo ogni caso, ed essi avranno nella nostra decisione una fede gioiosa, perché li libererà dal grave fastidio e dal terribile tormento odierno di dovere personalmente e liberamente decidere. E tutti saranno felici, milioni di esseri, salvo un centinaio di migliaia di condottieri. Giacché noi soli, noi che custodiremo il segreto, noi soli saremo infelici. Ci saranno miliardi di pargoli felici e centomila martiri che avranno preso su di sé la maledizione di discernere il bene dal male. Essi morranno in pace, in pace si spegneranno nel nome Tuo e oltre la tomba non troveranno che la morte. Ma noi conserveremo il segreto e li lusingheremo, per la loro felicità, con una ricompensa per un mondo nuovo, ricco e prospero. Infatti, quand’anche si arrivasse in questo ipotetico mondo futuro , non sarebbe certo per esseri simili. Si dice e si profetizza che Tu verrai e vincerai di nuovo, che il Sol dell’Avvenire irradierà il pianeta in tutto il suo splendore, ma noi diremo che esso ha il sol scopo di salvare solamente te stesso, mentre noi abbiamo salvato tutti. E io allora mi alzerò e Ti additerò i mille milioni di bimbi felici, che non conobbero la fame. E noi, che ci siamo caricati dei loro bisogni, per la felicità loro, noi sorgeremo dinanzi a Te e diremo: “Giudicaci, se puoi e se osi”. Sappi che io non Ti temo. Anch’io, come Te ho passato la mia vita sui  libri in cerca della sapienza, a combattere contro i nemici del progresso, ma presto capii che era più conveniente affiliarsi con persone più intelligenti, perchè nessuno dei membri di questo gregge sarebbe in grado di trovare da solo la strada di casa. E in virtù di ciò io ti dico che domani stesso Tu vedrai questo docile gregge voltarti le spalle chiamandoti “Traditore” mentre salirai sul treno che ti porterà fino in Siberia. Io domani Ti condannerò al gulag per essere venuto a disturbarci. Perché se c’è qualcuno che piú di tutti merita di essere rieducato, quello lì sei proprio Tu. Domani Tu verrai deportato. >>

Ivan aveva narrato con così tanto fervore da sentirsi accaldato. Le sue guance erano diventate paonazze e le sue labbra, ancora serrate in un severissimo ghigno, si tramutarono in un sorriso.

<< Ma fratello, io non capisco >> disse Aliosha che fino ad allora era rimasto in silenzio,   << Il tuo racconto è un elogio del marxismo, non la sua condanna. Chi potrebbe mai crederti sentendo la tua storia? Il tuo racconto non narra affatto le vicende del socialismo, tu semplicemente lo trasmuti in un’accozzaglia di pensieri deliranti promanati da gente egoista e malavagia. Gente che ha tradito i propri ideali in nome dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, col sol fine di sottrargli e godere dei piaceri materiali. Forse gli stalinisti sono così, o magari i rossobruni, ma questa non è la linea. Il tuo inquisitore è semplicemente fantasia>>

<< Ferma. Ferma. Come ti sei scaldato! >> disse Ivan << Tu dici fantasia? E ammettiamo pure che lo sia. E allora rispondimi: non sei convinto che centocinquant’anni di movimento operaio non siano altro che ricerca di brama di potere in vista soltanto di piaceri materiali volgari? E’ forse Padre Paiso che ti insegna così?>>

<< No, no, al contrario, padre Paiso diceva una volta perfino qualcosa del tuo genere… ma era una cosa diversa, certo, tutta diversa >> si riprese Aliosha.

<< Informazione preziosa, però, nonostante il tuo “tutta diversa”io ti domando: perché i tuoi stalinisti e rossobruni si sarebbero collegati solo in vista di piaceri materiali e volgari? Perché non può incontrarsi fra di loro neanche un solo martire, tormentato da una nobile sofferenza e amante dell’umanità? Vedi: supponi che fra tutti questi uomini non desiderosi che di sordidi beni materiali se ne sia trovato anche uno solo come il mio  commissario inquisitore, che abbia passato anche lui la sua vita sui libri in cerca della sapienza, si sia accanito a lottare contro i nemici del progresso, ma che però abbia in tutta la sua vita amato l’umanità: a un tratto ha aperto gli occhi e ha veduto che non è una gran felicità morale raggiungere la perfezione del volere, per doversi in pari tempo convincere che milioni di proletari sono rimasti imperfetti, che essi non saranno mai in grado di servirsi della loro libertà, che dai miseri ribelli non usciranno mai dei giganti per condurre a compimento la torre, che non per simili paperotti il grande idealista ha sognato la sua armonia… Dopo aver compreso tutto ciò, egli è tornato indietro e si è unito… alle persone intelligenti. Non poteva questo accadere?

<< A chi si è unito, a quali persone intelligenti? >> esclamò Aliosha quasi adirato. – Essi non hanno né tanta intelligenza, né misteri o segreti di sorta… Forse soltanto il revisionismo, ecco tutto il loro segreto. Il tuo inquisitore non crede nel comunismo, ecco tutto il suo segreto! >>

<< E anche se fosse cosí? Infine tu hai indovinato. È proprio qui che sta la sua grandezza. Perchè non la consideri per caso una tragedia quella di un uomo che ama così a modo suo l’umanità senza credere nell’amicizia, nella concordia, nella fratellanza? >>

<< Ma come finisce la storia? >> domandò Aliosha, con una punta di stizza.

<<Oh. Io la farei finire così. Il compagno inquisitore, dopo aver parlato, decide di tacere per qualche minuto. Vuole capire cosa gli risponderà il prigioniero. Ma Lui non apre bocca. Il vecchio poliziotto sembra deluso. Vorrebbe sentirsi da lui detto qualcosa, anche la più terribile, la più funesta. Ma Egli continua a starsene zitto e avvicinandosi lentamente e gli molla un bacio alla Breznev. E il vecchio poliziotto, spiazzato da quel gesto, decide di cacciare via il prgioniero, e lo lascia andare per le vie buie della città >>

<< E il comandante? >>

<< Il bacio gli arde nel profondo. Ma continua a persistere nella sua idea >>

Gli inutili

Più passa il tempo e più mi convinco che il più grande problema del III millennio sia l’esistenza degli inutili. Non che il fenomeno sia nuovo, in realtà, nazi è molto antico. Dante li chiamava ignavi e non per caso li mandò all’Inferno. Gramsci li chiamava indifferenti e gli dedicò un’invettiva. Ma al di là degli storicismi il succo è sempre quello:

L’INUTILE E’ LA PIAGA SOCIALE PEGGIORE DELL’UNIVERSO

L’inutile è il cancro della società, lo è per una serie di motivi:

  1. È il freno del progresso. L’inutile è l’emblema della staticità, dell’impossibilità dello sviluppo del pensiero, della critica e dell’evoluzione umana in generale;
  2. È un falso, neanche troppo d’autore. L’apparente neutralità è solo un feticcio, nel quale, vuoi consapevolmente o inconsapevolmente usa per potersi poi vendere al più forte;
  3. È il miglior alleato che il politicamente corretto possa avere, grazie  alla sua tendenza gesuitica di mettere il Diavolo e l’Acqua Santa insieme col suo qualunquismo da quattro soldi.
  4. E’ uno stupido, anzi, peggio che uno stupido, un coglione. Pertanto è il miglior alleato degli stupidi.

Questo e molti altri sono i motivi per disprezzare l’inutile. Esso va combattuto non tanto per il fatto di essere tale (ognuno è imperfetto, per il disegno divino) ma per i danni che esso può produrre al resto dell’umanità.

L’inutile è infatti una minaccia per l’uomo civilizzato, e questo lo rende molto simile allo stupido. Carlo Cipolla era uso sostenere che lo stupido è la persona più pericolosa che esista, peggiore dei banditi, perchè almeno i banditi seguono una ratio, lo stupido no, e quindi per un razionale risulta impossibile fermarlo. Ma egli non poteva sapere che oltre gli stupidi ci si sarebbe dovuto guardare anche dagli inutili. Con la sua ignavia e la sua farloccaggine esso ha aperto le porte alle peggiori porcherie che la civiltà moderna conosca.

Prendiamo una scuola qualsiasi dell’Italia. Ora, mettiamo che in questa scuola ci sia un ragazzo che viene bullizzato da un suo compagno. Il ragazzo ha allora due opzioni: o si suicida o reagisce. Ebbene sia nel primo che nel secondo caso l’inutile è colui che a prescindere darà la colpa al ragazzo di quello che subisce. Se il ragazzo si suicida la colpa è sua perchè evidentemente, secondo i suoi standard, era una povera mammoletta. Se però decide di reagire la colpa è sempre sua perchè rinunciando al suo status di vittima è automaticamente passato dalla parte del torto.

Prendiamo invece un tizio qualunque che subisce un furto per strada. Per l’inutile pensiero la colpa è ovviamente del derubato, perché ha osato incamminarsi per i sentieri sbagliati. Se però il furto lo subisce in casa e la vittima si difende tirando una schioppettata nel culo al delinquente, ecco arrivare l’inutile col ditino puntato ad accusarlo di omicidio.

Non pretendiamo poi di discutere con lui di storia o geopolitica. Per l’inutile il terrorista palestinese e il soldato israeliano sono la stessa cosa perché bla…bla…bla…bla; il fascista e l’antifascista sono la stessa cosa perché miocugginomihadettocheunavoltaeramorto bla… bla… bla… eccetera eccetera; Salò e la Resistenza sono la stessa cosa perchè trantaquattrotroieandaronotrotterellandosullaminchiadituasorella…bla…bla…bla…eccetera eccetera.

Questa è la genealogia dell’inutile, uno che per andare appresso al proprio malato gesuitismo fa un ragionamento neanche binario, ma analogico e monotono: non esiste il bene, non esiste il male. Esiste solo il bene o solo il male.

Tutto questo ragionamento, così apparenetemente nobile e imparziale, ha in realtà un unico e solo obiettivo: disarmare culturalmente l’avversario e trasformare la società in una cloaca di mezze seghe deboli e manipolabili.

L’inutile infatti per far valere la propria forza fa sempre leva sul senso di colpa, non tanto del carnefice, quanto della vittima. Se lo stupido infatti è colui che guida contromano in autostrada e si incazza se gli confiscano la patente, l’inutile è quello che parcheggia la macchina davanti all’idrante per impedire ai pompieri di spegnere l’incendio. Perchè i pompieri e i piromani sono la stessa cosa, secondo lui. Così come i topi d’appartamento e i vigilantes, i vaccinisti e gli anti-vaccinisti, eccetera eccetera eccetera.

Ricapitolando, l’inutile è un animale sociale pericoloso per l’incolumità stessa della società per tre motivi:

  1. La sua ignavia è portatrice di malcostume e di prepotenza;
  2. Un paese popolato da inutili porterebbe al dominio sempre maggiori di inutili nella vita sociale del paese, provocando danni facilmente immaginabili;
  3. L’inutile è il miglior alleato dello stupido.

In sintesi, con gli inutili al potere la catastrofe è assicurata. Anzi, è già in atto. Meglio essere faziosi e spudoratamente tifosi di una parte. Almeno in questo caso si può vantare un briciolo di onestà intellettuale.

Come si bella a cavall ‘a ‘sta trivella

Chissà perchè quando sento gli argomenti dei NoTriv in merito al referendum della settimana prossima mi viene in mente la famosa canzone di Renato Carosone “Caravan Petrol”.

Da quello che ho capito leggendo qua è la su internet la canzone sarebbe una sorta di allegoria del napoletano che va in vacanza nei luoghi esotici, giocando a fare l’emiro a caccia di petrolio e ricchezze.  Mi direte voi, che cosa c’entra? Beh mentre nella canzone il protagonista si comprava il cammello e il narghilè, e partiva alla ricerca d’u petrolio ammericano mentre abballano i beduini e mentre danzano i tribbù, oggi lo scugnizzo si veste a rasta, lotta contro il petrolio americano e denuncia l’occidente di aver deturpato il clima di pace e concordia cui erano abituati i beduini e le tribù.

E oggi come allora, che anche se scavavi e scavavi nel pirtusu il petrolio non trovavi, qua hai voglia di girare con le pale eoliche e l’energia solare, scurdatill amico mio, che da quando ammanca il nucleare trippa per gatti non ce stà  (Allah Allah Allah, e chi t’a ‘fatt a ‘ffa?)

Utensili per esorcismi ammazzagrillini

Avete uno stormo di ortotteri che vi infastidiscono?

Credi che il nucleare e il petrolio siano fonti energia affidabili e tutta la menata sulle rinnovabili è una puttanata retorica ma non puoi dirlo perchè temi che il tuo amico di facebook a cinque stelle venga a vomitarti merda nella tua bacheca?

Credi che la competenza valga più dell’onestà ma sei circondato da tanti onestoni che si vantano di essere onesti solo perchè votano un partito che si definisce onesto e ti fanno sentire una merda?

SEI STANCO DI TUTTO QUESTO E VUOI TROVARE UNA SOLUZIONE?

 

Usa un santino di Bettino Craxi e sbattiglielo in faccia!!! E vedrai che si scioglieranno come vampiri davanti a un crocefisso.

bettino craxi
Funziona anche in caso di climi infami. Diffidate delle imitazioni.

 

 

Apocrifismi – ovvero dove si parla dei morti di serie A e di serie B (e anche quelli dalla Lega pro all’Eccellenza)

Visto che durante il Giorno della Memoria è tornata in auge la vecchia polemica tra i morti di serie A e morti di serie B (come cazzo si permettono questi ebrei di frignare per i loro morti? E li Aztechi? E i Sumeri? E i pagani? Eh eh?) pubblicherò un pezzo che lessi alcuni anni fa tratto dal Vangelo Apocrifo di San Gennaro.

LA PARABOLA DEL RICCO SEPPELLITO E DEL POVERO SEPOLTO
In quel tempo, nella libera città di Canaan, vivevano due uomini completamente diversi tra loro: Don Pasquale e Mastro Nunzio.
Il primo era uno stimato professionista della buona borghesia del paese, riconosciuto come persona integra e onesta; il secondo era un umile manovale che si guadagnava da vivere lavorando in un cantiere e anche lui, sebbene non fosse famoso quanto Don Pasquale, aveva la fama di persona integra e onesta.
Un brutto giorno avvenne un tragico incidente. Don Pasquale morì per un infarto improvviso, ma la cosa più grottesca fu che anche Mastro Nunzio morì in quell’esatto momento. Cadendo infatti da un’impalcatura finì in una fossa che era stata riempita di cemento e ci affogò.

Due giorni dopo si celebrarono i funerali di questi due uomini. Il Vescovato aveva offerto ai familiari di Don Pasquale la possibilità di tenere il funerale nella Grande Cattedrale del paese; i funerali di Mastro Nunzio si sarebbero tenuti invece nella piccola chiesa di S.Giuseppe Artigiano in periferia.
I pochi amici di Mastro Nunzio non potevano sopportare l’offesa fatta.
– Ma come? A quel borghesecapitalistabruttooccidentale gli fanno la messa in cattedrale con l’arcivescovo in persona e al nostro Nunzio un funeraletto da quattro soldi in una chiesetta di provincia???

Subito si mobilitarono. Scrissero di loro pugno volantini con scritto “Boicotta Don Pasquale”, “#JesuisMastroNunzio”; “#Vergognatuttiacasa” intasarono i forum di discussione, aprirono pure una pagina su facebook, ma alla fine tutti i loro sforzi furono vani e l’intera cittadinanza conformistaoccidentaleborgheseipocrita andò al funerale di Don Pasquale. Anche gli amici di Nunzio ci andarono, per mostrare il loro sdegno urlando “BUUUH!!! BUUUH!!! VERGOGNA!!! VERGOGNA!!!!” fuori dalla cattedrale per tutta la celebrazione. Lo stesso fecero quando il corteo si mosse per andare al cimitero.
“BUUUUh!!! BUUUUH!! VERGOGNA!!!”
“BUUUUH!!! BUUUH!!! VERGOGNA!!!”
Così fino alla sepoltura.

Terminato il funerale, si incamminarono verso la chiesa di S.Giuseppe dove si tenevano le esequie del loro amico. Ma quando arrivarono non trovarono nessuno.
Cercarono il sacerdote e quando lo trovarono li chiesero cosa fosse successo.
– Ragazzi. Il funerale è finito da un pezzo. Siete arrivati in ritardo. Mi dispiace.
-Ma come? Eravamo rimasti per le 11:00.
-Sì ma adesso sono le 13:30. Forse dovreste farvi controllare gli orologi.
-Ma non poteva aspettarci?
-Vi ho aspettato, infatti, per un’ora. Poi ho dovuto cominciare le esequie. E’ stato il funerale più triste che abbia mai celebrato. Non un anima viva a consolare ed accompagnare la salma del morto. In trent’anni di servizio non mi era mai accaduta una cosa del genere.
-Ma c’eravamo noi i suoi amici!
– No, figlioli voi non c’eravate. A proposito dove siete stati?
-Eravamo andati al funerale di Don Pasquale per mostrare il nostro sdegno nei confronti dell’opinione pubblica conformista e lobotomizzata dallo stile di vita occidentale che ha preferito andare al funerale di quel tizio invece che venire a salutare Nunzio!
-Capisco. E come è andata?
-Non ci ha cagato nessuno.
-Capisco. Comunque prima che me ne dimentichi, prendete qua – il sacerdote porse ai 4 amici un foglio di papiro piegato in due.
– Che cos’è?
-E’ il conto del funerale, me lo ha lasciato il becchino. Il vostro amico non aveva parenti prossimi e qualcuno deve pur pagarlo. Volete pensarci voi?