E’ ufficiale: il fallacesimo intellettuale funziona

Vi ricordate le menate che facevano tanti sociologi, intellettuali e filosofi su certi metodi divulgativi alla Burioni? Ecco, sono stati smentiti (e non è che ci volesse molto a capire che fossero tutte supposizioni basate su castelli di carta. Bastava porsi una domanda: ma se la maggioranza è silenziosa, come fate a sapere cosa pensa?)

Fonte: http://milano.repubblica.it/cronaca/2017/12/21/news/vaccini_pro_vax_vincono_contro_no_vax_8_post_su_10_sono_a_favore-184814455/

Vaccini, sui social pro vax battono no vax: 8 post su 10 sono a favore

La ricerca di ‘Voices from the blogs’, spinoff dell’Università degli Studi di Milano. A giocare un ruolo importante influencer come il virologo Roberto Burioni e la campionessa Bebe Vio

Pro vax battono no vax 80 a 20 sul web. Nell’acceso dibattito pro o contro i vaccini che si è scatenato negli ultimi mesi anche su internet, la comunità di chi è favorevole ai vaccini, pur essendo numericamente simile come presenza sui social, raccoglie un consenso decisamente superiore rispetto ai no vax: 80% contro il 20%.

I dati sono contenuti nell’indagine condotta da ‘Voices from the blogs’, spinoff dell’Università degli Studi di MIlano, che ha analizzato 530mila commenti pubblicati da circa 60mila utenti su Twitter e Facebook nell’arco di un anno e mezzo (tra settembre 2015 e marzo 2017). La differenza sostanziale tra le due comunità che risultano essere estremamente polarizzate, sta nel fatto che i contrari ai vaccini risultano essere poco capaci di attrarre condivisioni: “Abbiamo osservato che gli antivaccinisti e scettici sono molto chiusi e autoreferenziali: c’è un ampio interscambio interno, ma non spostano le opinioni di chi non è già schierato. Tanto che i sentimenti anti-vaccino si fermano al 20% su Twitter e al 30% su Facebook”, spiega Andrea Ceron del Dipartimento di scienze sociali e politiche della Statale, coordinatore della ricerca.

Dall’altro lato i gruppi favorevoli alle vaccinazioni, che fanno riferimento alle istituzioni sanitarie e ad alcuni influencer come la sportiva Bebe Vio, generano pensieri e commenti positivi che arrivano all’80% su Twitter e al 72% su Facebook. Basti pensare al virologo Roberto Burioni, professore ordinario di Microbiologia e Virologia all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, diventato una vera star del web con la missione social di condividere i dati della scienza a vantaggio dei vaccini, convinto del ruolo cruciale della rete. “Per un virologo è paradossale diventare ‘virale’ su Facebook” aveva scherzato Burioni nel 2016 quando aveva realizzato di essere diventato un influencer.

Gli interscambi fra comunità esistono, rilevano gli autori della ricerca, ma gli antivaccinisti si confermano meno capaci di generare risposte: i media generalisti sono la comunità più citata dai no-vax, ma gli utenti di questo gruppo entrano in contatto con gli antivaccinisti solo una volta ogni tre citazioni ricevute. Una delle comunità più aperte risulta quella di Bebe Vio, atleta paralimpica, testimonial pro-vaccini e protagonista della campagna ‘Win for Meningitis’: il 40% degli account nella sua comunità è coinvolto nella Rete solo grazie a lei.

“Questo – evidenzia Ceron – indica che influencer come Bebe Vio e Roberto Burioni attraggono nelle discussioni anche persone che altrimenti sarebbero rimaste in silenzio e invece decidono di dire la loro vedendo rispecchiate le proprie convinzioni nelle parole di un personaggio per il quale c’è un forte coinvolgimento emotivo o che ritengono competente. I dati possono essere interpretati sottolineando che la maggioranza della popolazione online è pro-vaccini. Si tratta di una maggioranza silenziosa, che spesso viene stimolata in positivo proprio dagli influencer, ma che reagisce anche a eventi come l’epidemia di meningite in Toscana che scatena paura e ansia producendo una ulteriore crescita di opinioni pro-vaccino”.

 

 

Annunci

Una domandina a Salvini e Di Maio sulle chiusure domenicali

L’altro ieri, Di Maio ha proposto di chiudere i negozi la domenica ” per rendere felici le famiglie” che detto da uno che guida un partito che ha la misopatia come programma ideologico fa un po’ sorridere. Ma Di Maio non è solo, le stesse cose le dice anche Salvini, il cugino paffutello di Di Maio, sapete? Ma si sà, è giusto abolire questa barbara usanza imposta dal neoliberismo protestante di marca anglosassone contro il sano socialismo cattolico che tanto ha ci ha fatto crescere e prosperare. E poi, cazzo, che tristezza vedere questi nuclei atomizzati di individui scorazzare lungo i famelici negozi delle multinazionali malvagie senza potersi godere i bei momenti con la famiglia, come ai tempi di Carosello.

Tutte cose belle, per carità, che io mica giudico, per carità. Solo che, siccome ho notato che ormai ognivolta che un politico spara una stronzata ormai i giornalisti incassano in silenzio, senza neanche fare una domanda, a questo punto la domanda la porgo io.

Cari Di Maio e Salvini, ma non vi è passato in testa che a qualcuno di passare le domeniche in famiglia non gliene fotta un cazzo? E a questi che non gliene fotte un cazzo che facciamo, gli mandiamo la psicoguardiadifinanza a casa e gli rieduchiamo?

Trickle-down Economy all’Italiana

Tempo fa avevo letto dei commenti che sostenevano come negli anni ’70 il patto sociale era che i vecchi si prendevano le pensioni che venivano pagate dal lavoro dei giovani, che però almeno lavoravano.. A parte che non mi pare le cose siano cambiate nel 2017, e non tenendo conto del piccolissimo dettaglio che uno lavora per guadagnarsi i soldi per vivere da sè non per far vivere gli altri,  comunque detto ciò, questo tipo di mentalità rappresenta una forma di orientamento culturale che si riflette nel modello economico italiano che io chiamo trickle-down economy all’italiana.

La trickle-down economy è una stronzata teoria nata in ambienti anglosassoni secondo cui il benessere economico dipende dal benessere e dalla ricchezza di chi è già ricco, quindi lo stato deve portare avanti politiche economiche affinchè chi è ricco divenga ancora più ricco, in tal modo la ricchezza concentrata dall’altro produrrà un effetto a cascata cui ne beneficeranno anche i più poveri.   Per questo motivo è chiamata “economia del gocciolamento”, è come  continuare a versare champagne dentro un bicchiere di cristallo, la parte in eccesso colerà a terra permettendo a quelli che stanno di sotto di leccarne le gocce. Non è che ci voglia la laurea per capire che questa roba è scientificamente fondata quanto l’esistenza delle scie chimiche, eppure è diventata la teoria egemone negli USA, dove tutti i governi da Reagan in poi hanno portato avanti provocando non solo un aumento delle disuguaglianze ma anche giganteschi buchi di bilancio nei conti pubblici (Clinton e Obama provarono a invertire la tendenza, ma a causa dell’opposizione del congresso riuscirono solo a mitigare il processo).

Anche in Italia è ormai egemone una teoria simile. La differenza tra la trickle-down economy americana e la trickle-down economy italiana sta nel fatto che mentre nella prima si lavora per avvantaggiare i ricchi, nella seconda si lavora per avvantaggiare i vecchi. E non è una paranoia mia o un argomentazione qualunquista, ma un dato di fatto.

Andate a guardare i programmi dei partiti politici, sia della “kasta” che dell'”antikasta”. Guardiamo quello di Berlusconi, ogni giorno propone sempre cose a misura di vecchio: dentiere gratis, cinema gratis per i vecchi, pensioni minime aumentate. Qualcosa per valorizzare l’imprenditorialità giovanile, ad esempio? Renzi, a parte i bonus cultura e gli ottanta euri, non propone una sola riforma strutturale per la crescita. Salvini propone la flat tax e contemporaneamnete abolire la Legge Fornero (la botte piena e la moglie ubriaca, insomma). I grillini, anche loro propongono di abolire la legge Fornero, e poi reddito di cittadinanza come se piovesse.

Come vedete, tutti i partiti propongono tante e tantissime misure strutturali che favoriscono una parte di generazione, e dall’altra parte pochi palliativi per chi ancora anziano non c’è. Ovviamente con questo non voglio dire che gli anziani debbano essere abbandonati a se stessi o spoliati dei loro beni, ma non sono neanche un fesso con l’anello al naso che crede che favorendo chi è più vecchio si aiuti chi è più giovane, come ho già appunto già sentito in giro.

Ne parlavo proprio qualche giorno fa, e mi hanno detto che dare più soldi agli anziani a discapito dei giovani in fondo non è poi così sbagliato perchè poi li danno a quelli giovani. Un paese che vive di strenne.