Ancora sul buonismo digitale: il declino di Youtube

Uno degli strumenti (anzi, oserei dire lo strumento principale) con cui il buonismo digitale è riuscito a incrostare tutto il web è stato quello che A.Gramsci definiva l’egemonia culturale.

Ho notato l’esistenza di tale egemonia navigando su youtube. Youtube ha recentemente subito uno scossone che è stato ribattezzato “Adpocalypse”, ovvero l’apocalisse pubblicitaria causata dalla scelta delle maggiori società che acquistavano spazi pubblicitari su youtube di ritirare le sponsorizzazioni per via della presenza di contenuti squallidi sul canale. Beh, che su Youtube circolassero video di merda non è una novità. Già una decina di anni fa erano scoppiate polemiche per il fatto che si era creata la moda da parte dei bulletti delle scuole di filmare i loro maltrattamenti e postarli su internet, ma a quanto pare le cose negli ultimi anni anzichè migliorare sono andate a peggiorare, e Youtube al fine di limitare il danno d’immagine ha deciso per la linea dura e limitare le monetizzazioni per certi tipi di video.

Il problema però è che per portare a compimento questa scelta i provider hanno creato un algoritmo che dovrebbe automaticamente “cestinare” i video disdicevoli e di per sè la cosa non è insensata: se io faccio un video dove elogio l’ISIS e chiamo al Jihad è giusto che venga bloccato. Ma siccome l’algoritmo è un robot, e i robot sono stupidi, nel senso che non sono in grado di contestualizzare, vanno poi a colpire anche video che non fanno nulla di pericoloso ma si limitano a fare informazione o intrattenimento, che vedranno quindi le loro visualizzazioni ridotte e di conseguenza anche le monetizzazioni.

Ora, si può discutere fino all’infinito sull’argomento, ma piuttosto che domandarsi qual è la miglior soluzione possibile, bisognerebbe chiedersi come si è arrivati a questo punto. E qui ci riallacciamo al discorso iniziale sul buonismo digitale.

Nel mondo di Youtube c’è sempre stata questa idea non scritta, secondo cui la piattaforma è una specie di porto franco dove tutto è concesso, nulla è vietato e nulla è vietabile. Questa concezione una volta era tipica di altri ambienti: gli stadi di calcio, ma siccome dopo il caso Raciti vennero adottati nuovi provvedimenti per repirmere il vandalismo le vecchie teste di minchia che andavano allo stadio a lanciare motorini e a sfasciare vetrate hanno dovuto girare i tacchi e trovare altre vie di fuga per sfogare le loro frustrazioni.

Così, come in un miracolo evangelico, sono arrivati in loro soccorso i social network e oltre a questi Youtube. Hanno iniziato così a intasare con le loro puttanate tutta la piattaforma e ciò che non potevano più fare allo stadio ora lo facevano sul web. Il fatto peggiore non era tanto la presenza di questi signori su Youtube, ma il fatto che nessuno, tantomeno gli youtuber stessi facessero qualcosa per mettere il freno a questi relitti della socetà.Li youtuber facevano un video, si beccavano gli insulti, non reagivano e si sentivano pure contenti. Un attegiamento totalmente irrazionale (o per meglio dire razionale dai paesi del Terzo Mondo all’ingiù) che ha trasformato in youtube in quello che vediamo oggi: una fogna a cielo aperto dove scorazzano i peggiori topi di fogna.

Questi roditori si facevano forti di una serie di fattori:

  1. la debolezza dello youtuber medio a gestire la propria utenza. Lo youtuber medio è nella maggior parte dei casi un perdigiorno che passa le giornate a fare Gameplay o postare pettegolezzi, cazzate complottiste, puttanate in generale, e chi più ne ha più ne metta. Una persona in cerca di visibilità e di soldi,  talmente bisognoso di farsi vedere che riuncerebbe perfino alla dignità, e quindi a farsi rispettare. Volendo essere politicamente scorretti direi che lo youtuber medio è una mignotta che ama essere maltrattata mentre la scopano;
  2. Altro aspetto strettamente collegato al punto primo sono i soldi. Molti youtuber usano Youtube semplicemente per campare, e per far ciò hanno bisogno di attirare la più vasta platea possibile. Quindi capita che per guadagnare pochi spiccioli si trovino costretti a doversi mettere dentro caso il peggior putridume umano. Questo già è più giustificabile rispetto a chi si fa buttare merda addosso rispetto a chi ha più visibilità, ma direi che provare a campare grazie alle monetizzazioni non sia così diverso dal chiedere l’elemosina in chiesa;
  3. Indifferenza e omertà. Uno dei gravi problemi per cui Youtube è diventata una giunga è il fatto che è stato posto in dottrina l’idea che bisogna ignorare tutto, far finta che gli haters non esistano, no anzi, che gli haters siano una cosa normale. I benpensanti ti vengono a spiegare che l’esistenza degli haters è normale, è giusta, è il prezzo che devi pagare per il successo.

Le conseguenze di questi 3 assiomi hanno trasformato Youtube nella merda ingestibile che oggi è. In economia esiste un principio, detto Legge di Gresham che si può riassumere così: la moneta cattiva che scaccia quella buona. Nel caso di Youtube potremmo ridefinire tale legge così: se inseriamo in una struttura un’elevata quantità di sterco, l’odore dello sterco attirerà la presenza di parassiti che produrranno ancora più sterco.

  Prendiamo ad esempio l’ultimo punto, è non solo di una paraculaggine unica ma di una stupidita senza precedenti. Perchè quando si dice “ignorali” o “lascia perdere” in riferimento a ex ultrà che buttavano motorini dagli spalti(1) non ha un effetto limitatorio, ma un effetto autorizzatorio. E’ come se durante una partita un gruppetto di ultrà entrasse con uno scooter allo stadio e il resto della folla dicesse agli agenti: “ma no. Ignorateli, lasciateli perdere. E poi che volete? Bisogna accettare un po’ di violenza negli stadi. La violenza è normale, è un rischio che va corso bla bla bla ecc…ecc…” Col cazzo che la polizia si comporta così, giù di manganellate e via.

Ma il troll di youtube non si preoccupa di dover rischiare il manganello della polizia, intanto perchè non agisce materialmente, ma dietro una tastiera, e poi perchè troverà sempre volenterosi buonisti minchioni che li pareranno il culo.  La cosa orribile, continuo a ripeterlo, è che tutto questo viene accettato dagli youtuber stessi, che vuoi per pigrizia, vuoi per mancanza di palle, vuoi per necessità estreme accetta questo schifo. Tale comportamento infatti non fa che generare un precedente, che a sua volta attirerà lo scibile umano che produrrà altro letame e affosserà ancora di più il programma.

Ora, a me non è mai interessato di salvare chi non si vuole salvare: se uno prova piacere o ritiene che sia normale prendersi merda addosso è liberissimo di prendersela, il problema però è che nei social le scelte di uno vanno a colpire anche le scelte degli altri, e chi non vuole accettare questo gioco viene visto come un corpo estraneo che non rispetta le regole.

Ad esempio, tempo fa mi è capitato di vedere i commenti di un video di uno youtuber che si lamentava degli insulti ricevuti per un normalissimo video di calcio e puntualmente arrivò il commento del solito bimbominkia che sosteneva che gli insulti vanno accettati perchè avere un account su youtube è come un lavoro e gli insulti ci stanno perchè fanno parte del rischio quindi o gli accetti o te ne vai. Qualcuno purtroppo non li ha spiegato che anche aprire una fabbrica comporta il rischio di essere derubato da qualche extracomunitario, ma mica significa che bisogna accettare il furto.

Quindi, in conclusione, cari youtuber, è inutile che vi lamentiate che la piattaforma che utilizzate è finita nello stato comatoso in cui si ritrova. Avete voluto fare i buonisti lasciando che gli hater e i troll dettassero le regole a casa vostra per qualche visualizzazione in più, avete ottenuto Adpocalypse, avete lasciato che si scatenassero i bimbiminkia e i farlocchi e adesso piangete.

Che vi devo dire? Chi è causa del suo male pianga se stesso. Mi dispiace soltanto per quei pochi youtuber validi e tenaci che non si sono mai piegati a compromessi e adesso stanno ingiustamente dentro il calderone insieme a tutti gli altri.

 


(1) I bimbiminkia che oggi infestano su youtube non sono altro che i figli di quelli che andavano allo stadio a sfasciare tutto. Siccome le leggi sulla sicurezza negli stadi sono diventate via via più dure, i poveri pargolotti non hanno potuto provare l’ebrezza di buttare motorini dalla curva come facevano i padri, e si sfogano su Youtube.

 

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5 pensieri su “Ancora sul buonismo digitale: il declino di Youtube

  1. Una cosa che ho imparato dall’adolescenza è che “l’ignorali”, “perdonali” è inutile e controproducente. Meglio tirare un cazzotto e tornare a casa con un occhio nero ma poi essere lasciato in pace che “invitarli” a fare più e peggio. Il “bullo” spesso vuol fare il figo e l’eroe e trae forza dalla clacque che lo accompagna; per “smontare” il bullo la cosa migliore è fargli fare la figura del c***ne, e soprattutto del c***ne vigliacco. E f***lo alla sua autostima.

    PS
    comunque preferisco i bimbiminkia su YT che allo stadio, almeno posso vedere una partita o lasciare la macchina in zona stadio senza dover schivare motorini o assistere a scene di guerriglia urbana,

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  2. esistono aspetti positivi, ogni tanto qualche coglione si fa male. Personalmente credo che il tempo sia una sorta di lavanderia che pulisce e toglie le macchie, non sono un utente ma credo siano in netta flessione le performance in salsa idiota. Adesso sono in auge i flashing ma dureranno poco anche quelli.

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