Twin Peaks – Il ritorno (recensione episodi 1 -2)

Dopo una lunghissima attesa, sono stati finalmente trasmessi i primi due episodi della terza stagione di Twin Peaks, serie culto degli anni ’90 nata dalla mente torbida ma geniale di David Lynch e da Mark Frost. Lynch, che ha voluto si mantenesse il massimo riserbo sulla trama, ha detto che Twin Peaks 3 non è un semplice sequel, ma un film lungo 18 puntate da gustarsi in compagnia di un buon bicchiere di vino. Devo dire che le premesse sono state sincere. Tuttavia, causa il fatto che sono astemio, ho rinunciato al vino e ho ripiegato con un calice di coca-cola con ghiaccio, ma ne è valsa comunque la pena.

AVVISO SPOILER: Se non hai ancora visto le prime due puntate e non vuoi rovinarti la sorpresa, non proseguire la lettura. 

Laura Palmer ha mantenuto la sua promessa. Aveva lasciato Cooper dentro la Loggia Nera dicendogli che si sarebbero rivisti tra 25 anni e così puntualmente è stato.

twin-peaks-25-years

Tuttavia, dall’ultima volta sono cambiate molte cose. Lo notiamo da molti dettagli. Il primo fra tutti è la sigla iniziale. Il vecchio motivetto è rimasto lo stesso, ma scordatevi di rivedere la vecchia immagine del pettirosso, gli interni della segheria di famiglia, la lunga e lenta discesa delle acque fino a formare un liscio e tranquillo ruscello. Qui abbiamo qualcosa di più metafisico.

Il filo conduttore è sempre lei: Laura Palmer, la cui immagine lentamente si dissolve lentamente lasciando al posto a un’immagine aerea di un dirupo (la cascata vicino al Great Northern Hotel) e lo schiumare delle acque viene sostituito dall’agitarsi dei drappi rossi e dal pavimento bicroma della Loggia. Un po’ come voler dire: no signori, stavolta è diverso. Stavolta la faccenda è più grossa.

E infatti, dopo la prima sequenza che ci mostra un Cooper invecchiato e ingrigito, assiso sulla poltrona intento ad ascoltare l’ennesimo enigma del Gigante, e subito dopo un’altra scena dove ci viene mostrato il vecchio Dottor Jacoby nella sua casa nel bosco, veniamo catapultati a qualche centinaio di miglia di distanza a New York City.

Il mistero dentro al misteto

A New York, facciamo la conoscenza di due new entry: il primo è un ragazzo a cui è stato affidato uno strano compito: stare sempre seduto da solo in una camera blindata a fissare una gabbia di vetro e vedere cosa succede.

L’altra è una ragazza, che scopriamo chiarsi Tracey, che ama portare al suo amico ogni sera il caffè. La tipa, della quale chiaramente si intuisce abbia una cotta per il ragazzo, è molto incuriosita dallo strano lavoro del suo amico. Inizialmente il suo amico tentenna, forse perchè intimorito dalla guardia dalla faccia di cinghiale all’ingresso, ma alla fine cederà alle avances della dolce compagna e le mostrerà quello che c’è all’interno della camera. Entrambi però ne pagheranno le conseguenze. Qui infatti, assisteremo alla prima scena splatter di Twin Peaks. Una misteriosa figura metà uomo, metà Alien, si materializzerà dalla scatola e farà a pezzettini i corpi dei due piccioncini.

Ma New York non è l’unico posto dove il mistero prende forma. E così dopo la breve gita fuori porta nella Grande Mela, veniamo teletrasportati nella piccola cittadina di Buckhorn, South Dakota, dove è stato consumato un raccapricciante delitto. Una donna, di nome Ruth Devenport, viene trovata morta sul suo letto con la testa mozzata e al posto del suo corpo il cadavere senza testa di un uomo la cui identità risulta sconosciuta.

ruth devenport

Dalle indagini successive verrà fuori il nome di un sospettato, Bill Hastings, il preside della scuola della cittadina, le cui impronte erano praticamente presenti in ogni centimetro della tapezzeria della casa.

Questo capitolo su Buckhorn è molto particolare, perchè più che Twin Peaks di David Lynch sembrava Fargo dei Fratelli Coehn e in effetti gli elementi della filmistica alla Fargo ci sono tutti: poliziotti mezzi scemi, testimoni oculari scemi del villaggio, il delitto di provincia, l’innocenza delle comunità improvvisamente violata, il trauma della scoperta dell’insospettabile colpevole.

Ma le sorprese non finiscono qui, perchè scopriamo in seguito che probabilmente il vero autore del brutale omicidio è in realtà una figura di nostra vecchia conoscenza (almeno per chi ha visto anche le prime due stagioni di Twin Peaks). Avevamo già parlato come nell’ultimo episodio della seconda stagione Cooper veniva imprigionato nella Loggia Nera, mentre il suo doppio malvagio prendeva il suo posto nella vita reale.

Il doppio di Cooper

Se il vero Cooper era un personaggio a modo, con sani principi e valori, educato e ben vestito, la sua metà malvagia è l’esatto contrario di lui. un tamarro che più tamarro non si può

Cinico, spietato, amante dei macchinoni e delle mignottone, il doppio di Cooper è lo stereotipo del criminale perfetto, un misto tra Scarface e Charlie Manson.  Sappiamo poco di lui e di quello che ha fatto nei venticinque anni pregressi. Tuttavia, visti gli amici che frequenta possiamo intuire che si sia fatto una certa strada nel mondo del crimine. E’ un cinico, uno che non deve chiedere niente perchè se lo vuole se lo prende, glielo fa capire a un suo complice, quando in una scena del 2° episodio, dopo aver ricevuto assicurazioni che avrebbe avuto l’informazione di cui aveva bisogno ribatte: “Io non ho bisogno, io voglio“.

Successivamente lo ritroviamo in una stanza di motel indaffarato con la sua amante, Darya, la quale trama con un complice (un tale di nome Philip) per far fuori Cooper. Scoperto l’inghippo Cooper fa fuori Darya

Darya

Subito dopo, il doppio di Cooper riceverà una telefonata da una sua vecchia conoscenza che lui scambia con Philip, il suo complice. In realtà si capisce che l’uomo con cui sta parlando è Mike, il suo vecchio compagno della Loggia Nera. Dove ancora è prigioniero il vero Dale Cooper

Il vero Cooper

Nel frattempo, Cooper, prigioniero dentro la Loggia incontra nuovamente Laura Palmer.

Cooper e Laura

Una Laura Palmer vistosamente invecchiata, esattamente come lui, e questo è per Cooper un fattore di sorpresa visto che Laura è morta (quindi in teoria non dovrebbe invecchiare come i comuni mortali), ma Laura gli spiega che lei è sì morta, tuttavia vive (e subito segue una scena stile Terminator dove Laura Palmer si toglie la faccia per far vedere cosa c’è dentro). Laura poi spiega a Cooper che finalmente può uscire dalla Loggia ma prima deve rientrare il suo doppio. Allorchè Laura scompare di botto lascinadosi dietro di sè un urlo lancinante e Cooper viene portato da Mike dall'”evoluzione del Braccio” (per chi non lo sapesse il Braccio era il nano ballerino che appariva nelle prime due stagioni, ma che adesso si è trasformato in un albero di Natale senza pini con una sacca di pelle umana al posto della canonica stella.

the arm

Il Braccio non farà altro che ripetere ciò che Laura aveva già detto, così Cooper percorre in lungo e in largo i meandri della Loggia, e qui inizia una delle scene più anomale e disturbanti della serie (fin’ora). Cooper vede il suo doppio guidare su una strada deserta in direzione sconosciuta, all’improvviso gli appare dinanzi una figura mostruosa rassomigliante in tutto e per tutto il Braccio nella sua forma evoluta. Il pavimento inizia a traballare, le pareti scricchiolare e dopo essere precipitato nel vuoto più oscuro, Cooper si ritrova dentro la scatola di vetro a New York, qualche minuto prima che i ragazzi vengano uccisi. Ma prima che questi ultimi possano entrare, Cooper viene catapultato non si sa dove.

E Twin Peaks?

Fin’ora di Twin Peaks si è visto poco e niente, perchè come abbiamo detto la storia non è più vincolata negli angusti angoli della famosa cittadina al confine del Canada, ma finalmente dopo le varie tormentate scene di sangue e violenza, ecco finalmente uno scorcio del vecchio amato paesello sulle montagne.

Nella scena successiva il viaggio interspaziale di Cooper, ci ritroviamo a Twin Peaks, nella vecchia casa dei Palmer, dove vediamo l’ormai vecchia zia Sarah guardare un truculento documentario sui giaguari sulla sua nuova televisione in LED.

mamma laura

Successivamente, torniamo in un vecchio luogo di nostra conoscenza, il mitico “Bang Bang Bar” in cui ritroviamo alcune vecchie conoscenze.

bang bang bar

La prima è James Hurley, l’ex amante di Laura, con qualche capello in meno.james hurley

E infine, il gruppetto delle ragazze, dove al netto di due new entry riconosciamo Shelley Johnson e Audrey Horne, che (diciamolo) dimostrano di portar molto bene il peso degli anni.

Part 2

In chiusura della puntata, veniamo accompagnati  dalle mesmeriche note dei Chromatics in una suggestiva canzone a tinte dreamy.

Considerazioni persoali

Che dire? Sembra che la scelta di lasciare a Lynch mano libera abbia dato i suoi frutti. Personalmente sono rimasto veramente colpito dalla carica suggestiva lasciata da queste due puntate. Riuscirà il cineasta del Montana a rivoluzionare il mondo della televisione per la seconda volta consecutiva? Abbiamo ancora 16 puntate per scoprirlo, ma fino ad ora le premesse fan più che ben sperare.

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