Il buonismo digitale

 Quando si parla di “buonismo” lo si utilizza sempre  con un significato univoco, ossia per definire una mentalità in genere favorevole agli immigrati, soprattutto clandestini. Ma in realtà questa è una definizione riduttiva, vincolata solo a un determinato fatto. Non esiste solo il buonismo stile no-borders, ne esistono parecchi altri.

Mi spiego meglio. Quando ancora non avevo un blog e seguivo i siti degli altri come semplice utente, avevo notato che tra diversi blogger, ma anche youtuber e creatori di contenuti in generale, ci fosse una strana gara che non si basava tanto sul chi fosse più bravo a produrre contenuti ma sul chi fosse più “liberale” e “democratico”. Spesso quelli che si comportavano così erano ex-utenti di un blog/canale youtube/altro che dopo essere entrati in conflitto col gestore del detto canale (lo sbatteva fuori, in pratica) vuoi per ripicca, vuoi per acrimonia, apriva a sua volta un proprio spazio web per far concorrenza al vecchio santone. E quando lo facevano, mettevano sempre come regola quella di lasciare la massima libertà di espressione.

In pratica, per dimostrare di essre diversi da chi li aveva cacciati (e magari si scopriva che dietro al ban c’erano fondati motivi di anti-trollaggio), portavano avanti una specie di battaglia per la libertà lanciando questo messaggio:

“Amici! Compagni! Rinnegate le sirene di quel fascista antidemocratico che banna tutti quelli che non la pensano come lui. Venite da me, venite nel mio canale/sito/pagina social dove potrete esprimere al massima la vostra libertà di parola e pensiero. Spezziamo le catene del tiranno. Nessuno potrà fermarci. Il popolo unito jamais serà vecido!!!!”

Come andava a finire alla fine? Che il canale che possedevano si trasformava nel giro di poche settimane in una latrina peggiore dei cessi dell’Autogrill e lo stesso combattente per la libertà era ridotto (poverino) a comportarsi come quello che gli fece lo sfregio di bannarlo dal suo sito. Ed è una conseguenza abbastanza logica. Esordire su internet con un messaggio suicida alla fine ti porta al suicidio.

Il problema però è che questa mentalità suicida si è diffusa talmente a macchia d’olio che invece di essere considerata l’eccezzione di quattro pirla pseudoanticonformisti liberali è finita per essere considerata la regola. E’ un po’ come la storia dei vaccini, gli antivaccinisti dicono che se non si vaccina una persona è una scelta individuale che non danneggia nessuno. Una teoria che può funzionare se si parla di alcool o seghe, molto meno se si parla di vaccini in cui influisce l’effetto gregge. E la stessa cosa è avvenuta su internet. Si è diffusa una pandemia che ha coinvolto tutti e che ha scaricato tanta di quella merda che ormai uno ci si deve arrampicare sopra per respirare. E la cosa che fa più incazzare è che parte di quelli che hanno negli anni hanno fomentato questa brutta abitudine è gente che su internet fa tanto il buonista, e poi magari vai a scoprire che votano Lega-Fratelli d’Italia e vogliono cacciare tutti gli immigrati. E qui andiamo al concetto di buonismo, che non è quello ripetuto da Salvini ma è molto più complesso.

Il buonista è semplicemente colui che mostra pietà per i crudeli e indifferenza verso le vittime.

Capite, quindi, che se accettiamo tale definizione la prospettiva cambia radicalmente e entro l’appellativo va pure dentro a finirci  un insieme più ampio di elementi.

Sulla rete c’è quindi questo problema, vi è un buonismo digitale, parecchio ipocrita, fomentato (magari inconsapevolmente) da diversi gruppi di persone, in tutte le principali piattaforme, che ha trasformato internet in una cloaca a cielo aperto, dove addirittura c’è gente che deve pregare di non essere insultata quando vuole esprire un suo pensiero. Gente cioè, che non può manco sentirsi padrona a casa sua.

Tutto questo è anche dovuto al fatto che il linguaggio del web è ancora ancorato ai vecchi schemi. Prendiamo ad esempio la parola “troll”. Il troll non è un semplice disturbatore, o meglio non è solo questo. Il troll non è altro che un clandestino del web, cioè uno che ti piomba all’improvviso che senza neanche chiedere il permesso entra a casa tua e si arroga il diritto di dettare legge.

Per questo, personalmente, ho sempre apprezzato ex blogger come Uriel Fanelli o youtuber come Donato Inglese. Perchè sono persone che non hanno mai avuto remore nell’usare il bastone e mettere ordine in casa propria.

E chi pensa che il problema sia marginale e comunque sorpassabile, temo per lui che sia un inguaribile ottimista, perchè alla fine ci sarà sempre più gente incazzata e i Fanelli e gli Inglese si moltiplicheranno.

Io sono parecchio pessimista, perchè penso che nel lungo periodo ci saranno delle conseguenze. Andrà a finire che come chi chiede le frontiere nel mondo reale ci sarà che le richiederà anche nel mondo digitale, dove per poter navigare devi presentare all’admin di turno il documento di riconoscimento (un po’ come già avviene su facebook) e addirittura chiedere il pass se navighi dall’estero. E’ possibile? E’ impossibile uno scenario del genere? Non lo so, non è il mio campo. Magari fra una cinquantina d’anni sarà realtà, ma nel frattempo le frontiere, seppur non su grande scala, si moltiplicheranno, dove ogni canale, ogni account, saranno come dei piccoli fortini dove gli altri sono estromessi.

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