Abdicazione

Ho parlato spesso di populismo in maniera critica perchè lo considero un po’ come quello che fu il vecchio comunismo : una risposta sbagliata a dei problemi reali. Quello che oggi propone il c.d. populismo non è molto diverso da ciò che offriva il comunismo nel XX secolo. Se il comunismo infatti è stata l’equale ripartizione della miseria, il populismo non è altro che l’equale ripartizione del malessere.

Sarebbe un discorso troppo lungo da intraprendere (ma ci ritornerò), in questa sede voglio soffermarmi non tanto su cosa è il populismo ma come fa a vincere nonostante i suoi limiti.

Innanzitutto, la stragrande maggioranza degli analisti ritiene che il populismo sia vincente grazie al suo messaggio di lotta all’establishment e alle elite. In realtà le cose non stanno esattamente così, e questo perchè gli analisti tendono a soffermarsi su ciò che si vede ma non su ciò che non si vede. Il populismo non vince grazie a un atto di ribellione ma a un atto di abdicazione.

Se andiamo a vedere i recenti clamorosi risultati elettorali (Brexit e Trump) notiamo come questi risultati ritenuti fino al giorno prima assolutamente improbabili non sono altro che il risultato provocato dall’astensione. Certo, uno potrebbe obiettare che nel referendum britannico c’è stata un’affluenza molto ampia, ma il problema è che quando un’elezione è combattuta bastano anche pochi decimali di punto per sovvertire un risultato. La Brexit infatti ha vinto non tanto perchè i Leavers sono stati bravi a convincere la maggior parte dei britannici a votare leave, ma perchè la maggior parte di chi voleva votare Remain non era motivata quanto i leavers per andare alle urne.

La stessa cosa è accaduta con le elezioni in America. Trump ha vinto le elezioni prendendo 308 grandi elettori ma perdendo per tre milioni di voti il voto popolare. Sì, uno potrebbe dirmi che se togliamo la California Trump avrebbe vinto anche il voto popolare, ma è come se io dicessi che se togliessimo il Texas Trump avrebbe perso le elezioni. La verità è che la Clinton ha perso  perchè 6 milioni di ex elettori di Obama non sono andati a votare. Nè per lei, né per Trump.

Quello che voglio dire è molto semplice, il populismo non vince grazie alle proprie forze ma per via del disamoramento di una  rilevante fetta di elettori per la politica. Vince quindi in virtù di una simbiosi indiretta. Da una parte, un movimento che propone di rappresentare il disgusto della politica, dall’altra parte degli elettori che sono talmente disgustati dalla politica che non voterebbero neanche per i populisti.

Ma esiliandosi dal voto, li fanno vincere lo stesso.

L’astensione infatti viene favorita dal disgusto per la politica in generale e anche per i candidati. Molti giustificano il non voler votare perchè sarebbe come scegliere “tra la peste e il colera”. Ma in realtà anche se decidi di non scegliere o il colera o la peste ti arriveranno lo stesso.

Immaginiamo di essere nella Savana, in un villaggio nei pressi di un fiume in piena. Gli abitanti hanno due opzioni: o costruire una diga di fango per non essere inondati o non fare nulla e lasciare che l’acqua arrivi fino al villaggio. Alla fine, siccome nel villaggio c’è da tempo aria di discordia nessuno vuole sporcarsi le mani per via del fango nessuno si decide a costruire una diga e il risultato è che il villaggio viene sommerso dall’acqua.

Io capisco la difficoltà per qualcuno ormai intriso dalla retorica qualunquista di giornali e social network dover decidere turandosi il naso, ma facendo finta che la puzza non ci sia non ti salverà dal cattivo odore, arriverà anche da te prima o poi. In un modo o nell’altro.

Quindi, quando si parla di populismo, invece di parlare delle presunte “lotte contro l’establishment” bisognerebbe concentrarsi soprattutto sul perchè molti scelgono di non partecipare al gioco. Ma soprattutto, bisognerebbe domandarsi come mai la scelta alla fine poggia sempre sulla peste e il colera.

Tempo fa lessi un commento in merito alla politica di oggi. Chi l’ha scritto diceva “negli anni ’70 girava un detto: se non ti occupi di politica la politica si occuperà di te. Oggi potremmo dire: se non ti occupi di politica, la politica non si occuperà di te”.

Su aspetti diversi, valgono entrambe.

Ma il populismo è cristiano?

Sul concetto di populismo esistono diverse definizioni. Se andiamo a prendere il dizionario del Corriere per populismo si definisce:

Atteggiamento o movimento politico tendente a esaltare il ruolo e i valori delle classi popolari

L’Enciclopedia Treccani definisce a sua volta il populismo come:

Atteggiamento ideologico che, sulla base di principî e programmi genericamente ispirati al socialismo, esalta in modo demagogico e velleitario il popolo come depositario di valori totalmente positivi.

Come vedete, le due definizioni sono molto simili e hanno in comune un aspetto: l’esaltazione del popolo come indiscusso portatore di sani valori e quindi come ultimo detentore della virtù.

Ma sarà vero? Perchè ultimamente stavo rileggendo la Bibbia e un episodio ivi narrato mi ha fatto sorgere questo dubbio.

Quando Gesù venne portato al cospetto di Ponzio Pilato, questi decise di “lavarsi le mani” e affidare alla folla urlante il destino di Nostro Signore. Per molti secoli la Chiesa Cattolica ha utilizzato questo episodio in funzione antisemita, sostenendo che il popolo ebraico, decidendo di assolvere Barabba e condannare Gesù si è irremidiabilmente macchiato di deicidio.

Una tesi fallace e insensata fin dall’inizio, in quanto non teneva conto che anche Gesù era ebreo. quindi se tutti gli ebrei sono deicidi allora Gesù, ebreo a sua volta, è in realtà deicida di se stesso.

 In realtà, l’episodio non va interpretato per il suo contenuto storico, ma come una parabola, solo che invece di avere come Gesù narratore lo ha come protagonista.

E il contenuto della parabola è molto semplice:

  • da una parte, abbiamo un individuo, Gesù, che viene sottoposto a giudizio da parte di un tribunale del popolo (come chiamarlo altrimenti?);
  • da una parte, il popolo, che decide di liberare un ladro, perchè evidentemente Gesù era troppo snob ed elitario per meritarsi la salvezza.

E’ così che va interpretata la parabola. Non sono stati gli ebrei ad uccidere Gesù Cristo, è stato il popolo, e siccome il popolo si è macchiato di un peccato originale. Questo ovviamente non significa che non ci sia salvezza. Come la salvezza dal peccato originale si ottiene col battesimo, l’assoluzione per il peccato originale del popolo si ottiene avvicinandosi a Gesù. Cioè, smarcandosi dalla massa e diventare un individuo.

Voi avete mai visto un popolo in quanto collettivo cambiare in meglio le sorti umane? No, sono sempre stati i singoli individui a fare la rivoluzione, e molto spesso il popolo deicida e maledetto li ha messo i bastoni tra le ruote.

Quindi è evidente che chi sta col popolo si allontana da Dio.

Chi sta con l’individuo si avvicina a Dio.

Quindi, alla luce di quanto esposto. Ripeto la domanda: il populismo è cristiano o no?

Sulla Le Pen e i passaporti Israeliani

Avvertenze: post non adatto ai minor(at)i di 18 anni.

Prima di tutto esordisco mandando il mio più caloroso vaffanculo a tutti quei bambocci  e bimbiminkia che hanno giustificato la proposta della Le Pen di levare la doppia cittadinanza ai cittadini ebrei con passaporto israeliano perchè lo vuole levare anche a tutti gli altri extracomunitari. Al mio paese 1+1+1+1 fa 4 non fa 1 (ma si sà, io la matematica l’ho imparata dalle Orsoline, mica nelle scuole serie). Quindi sono tutte scuse antilogiche che offendono l’intelligenza dell’interlocutore.

In secundis, mando affanculo anche quelli che in alternativa alla prima giustificazione, ti dicono “E allora Hollande? E allora Valls? E allora Obama?”, ricordando che i primi a scagliare la pietra sono stati quelli di sinistra. Ma cari i miei bei bambocci, ve le devo spiegare io le cose più elementari? La sinistra fa semplicemente il suo dovere. Non è perchè siccome la sinistra ha per programma di tirare sassi per strada allora la destra è autorizzata a tirare pietre in tangenziale.

Perchè vedete, il fatto è semplice.

Il problema della proposta della Le Pen, non è tanto quello che questa proposta rieccheggia oscuri passati di 80 anni fa. Perchè è vero che la legge riguarderebbe non solo i franco-israeliani ma anche gli americani, ma io sono abbastanza vecchio per ricordare che la signora Le Pen si era proposta (in rottura con la vecchia visione del padre, tra l’altro!) come il principale politico, se non l’unico (visto la situazione comatosa a sinistra e nel centrodestra) a difesa di Israele e degli ebrei francesi.

Il fatto che adesso, la signora Le Pen dichiari di voler “denazionalizzare” la doppia cittadinanza degli ebrei francesi è una palese ed evidente contraddizione alla tanto decantata “svolta sionista” sbandierata da tutti i media e da tutti i giornali, fino anche a due settimane fa. Io non ho mai visto un sionista dire che gli ebrei del loro stato non dovrebbero avere il passaporto Israeliano: Ma dico, a Geert Wilders gliele avete mai sentite dire queste cose?

Tra l’altro la cosa peggiora, nel momento in cui, sempre la Le Pen dice che nel provvedimento saranno esclusi i francesi con passaporto russo. La Russia, quella cioè che è alleata con l’Iran ed ha pure criticato Trump per le sue posizioni antiiraniane.

Quindi, in conclusione, non c’entra un cazzo l’apologia al fascismo, il fatto che riguarda anche altri gruppi o e allora Obama e allora le foibe.

Questa posizione è un grave atto di incoerenza programmatica e politica da parte di quanto aveva negli ultimi anni affermato la signora Le Pen, il perchè l’abbia fatto chiedetelo a lei.