Ah, Salvini Salvini

Quando vedo Salvini mi vengono sempre in mente due tipi di peronse: Veltroni e quei tipi che quando vanno in vacanza invece di prendere l’autostrada preferiscono prendere la vecchia stradina degli anni ’50 de-asfaltata perchè sono convinti che non troveranno traffico.

Perchè mi ricorda Veltroni? Perchè Veltroni, nel suo primo e unico anno di segretario del PD era diventato l’esperto delle vittorie degli altri. Sempre bravo a congratularsi per le vittorie di Obama e Zapatero, ma chissà perchè quando toccava a lui le urne piangevano. E Salvini sta diventando la stessa cosa, bravo a congratularsi per le vittorie di Cameron, Trump, La Pen, ma se andiamo a vedere la situazione sua e della (oramai ex) coalizione di centrodestra le cose sono messe un tantino maluccio. Berlusconi dopo aver tenuto la candela a Bossi e agli ex AN per anni adesso si è stufato, la lista che ha creato per sfondare a Sud non va oltre lo zerovirgola e le prospettive di tornare al governo mediante coalizione sono ad oggi molto improbabili, figurarsi correndo da soli. E qui mi ricollego alla scelta di andare a funghi sulla trazzera invece che fare la scelta più semplice e ovvia. Salvini ha investito tutta la sua nuova politica nel tentativo di trasformare la Lega nel nuovo partito lepenista, ma non si è accorto che già in Italia esisteva un partito lepenista ed è il Movimento 5 Stelle. Attenzione, quando dico che il cinquestelle è il nuovo partito lepenista italiano non lo dico da un punto di vista ideologico, ma da un punto di vista pratico. Il FN della Le Pen è infatti un partito populista, centralista, nè di destra nè di sinistra. Esattamente come è il 5 Stelle in Italia, solo che loro hanno in più il veganesimo e la decrescita felice tra i pilastri ideologici.

La storia della Lega è una storia radicalmente diversa da quella del FN e dei grillini italiani. Partito come un partito antistato, per il liberismo, per un maggiore decentramento dei poteri e il federalismo, cose che non sono mai appartenuti al FN lepeniano, nemmeno quando lo governava il vecchio padre. Salvini invece è convinto che urlando contro gli immigrati, l’UE e Renzi riuscirà a fare della Lega di ciò che non è mai stata, e difficilmente lo sarà, a meno che non realizzi una svolta alla Bolognina come fece il PCI dopo il crollo del Muro. Ma non è solo questo il problema. Secondo la narrazione di Salvini la missione della Lega è di liberare l’Italia dagli invasori e dai traditori, e per farlo deve riuscire a prendere il potere andando al governo di Roma. Come abbiamo già detto questo non solo è impossibile, ma anche inutile.

Oggi il famoso conflitto contro il “potere” non si combatte attaccandolo in prima persona e prendendone il suo posto, oggi i metodi di lotta al “potere” si fanno allontanandosi da esso. Prendiamo il Brexit, ad esempio. Il referendum aveva come scopo quello di allontanare la Gran Bretagna dall’Unione Europea, non di conquistarla, ma di andarsene. Ve lo immaginate Farage che dice “mi candido alla Commissione Europea per far piazza pulita delle elìtes? E Salvini che fa invece? Dice, sì vogliamo andarcene ma prima dobbiamo vincere le elezioni per governare a Roma. E’ più probabile che si sciolga la UE prima che lui diventi Presidente del  Consiglio, e allora che farà?

Ciò che sto cercando di dire è che la ricetta del suo programma politico, Salvini ce l’ha già sotto il naso. Basta che rilanci l’opzione per l’indipendenza della Padania(1). Se chiamasse un referendum per l’indipendenza, esattamente come hanno fatto in UK, coglierebbe due piccioni con una fava. Otterrebbe l’indipendenza da Roma (e quindi Renzi e Alfano non potrebbero più mandare al Nord gli immigrati extracomunitari) e la otterrebbe anche da Bruxelles, perchè i trattati europei stabiliscono che quando una parte di territorio di uno stato membro si stacca da esso deve chiedere domanda di ammissione alla UE, qualora volesse rientrarci. E’ semplice, preciso e lineare, tranne per Salvini, stranamente, che preferisce correre con la bicicletta quando la Ferrari ce l’ha parcheggiata nel Garage.


(1) La Lega in questi hanni ha avuto più di un’occasione per legittimare la sua proposta di secessione. L’ultima ce l’ha avuta quando divenne Premier Monti, ma Bossi in quell’occasione preferì mandare Calderoli a controllare gli scontrini del cenone di Natale dell’allora neo-premier non eletto. Adesso che c’è una crisi epocale che rilancia le sue posizioni storiche continua a non coglierle.

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Un pensiero su “Ah, Salvini Salvini

  1. La lega, riguardo alla secessione, si comporta come “Domenico Tergazzi”, minaccia, minaccia ma non fa.
    Perché una “padania” fuori dall’europa significa concorrere a diventare “i negri più negri” del mondo.
    Il “padano” sarebbe una moneta debolissima: con cosa compri le materie prime? e se la UE piazza dazi a chi le vendi?
    L’unica salvezza sarebbe diventare la “Cuba 2.0” di Putin, un punto strategico dove è bello mettere missili nel gioco a scacchi contro la merkel e gli USA.
    Salvini ha abbastanza sale in zucca da capire che deve solo fare dei grandi bla bla e pittoresche pagliacciate ma non fare nulla di serio come il brexit. Da quel punto di vista temo di più gli esponenti del PPI, partito populista italiano.

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