Anonimato e identità: il caso Elena Ferrante e la vittoria del Dio Tutti

Stavo leggendo alcuni commenti in merito allo SGUP del Sole24Ore che ha scoperto (urca! urca!) l’identità della scrittrice Elena Ferrante.

Non so voi, ma questa storia mi ricorda i vecchi articoli di Uriel quando evocava lo spettro del Dio Tutti, e col senno di poi potremmo dire che ha avuto ragione, visto che i sintomi si vedono tutti. Lessi molti suoi articoli in merito e anch’io, come lui, concordavo che tra la massa, tra la gggente c’è qualcosa che non va.

Il Dio Tutti è il dio del conformismo, l’agglomerato dei più retrivi istinti della maggior parte delle persone. Bisogna essere inquadrati, ben visibili (perchè se sei visibile è più facile giudicarti), e mai provare ad essere più di sè stessi. Guai a coloro che si discostano dai suoi comandamenti, essi sono peccatori che vanno puniti e stanati.Basta vedere alcune reazioni che ho letto: “Eh, ma se aveva uno pseudonimo allora voleva essere trovata” (eccerto, io ad esempio pubblico con un nick perchè bramo dalla voglia di esser rivelato il mio nome); “Eh, però è un personaggio pubblico, il suo nome vero è importante” ( e qui si nota la solita rosiconeria dell’italiano medio, tendente all’uguaglianza al ribasso).

E questi stessi principi, questi stessi dogmi li ho percepiti tra le righe di questa inchiesta. L’interesse morboso nel farsi gli affari altrui, nel rimettere in riga chi si è discostato dalla linea, ovvero quella della completa trasparenza e del primato del collettivo sul singolo. Eppure l’eteronimia e l’uso di pseudonimi sono scelte che in letteratura sono sempre esistite e nessuno ha mai avuto niente da ridire in merito. Nessuno nelle epoche passate aveva interesse nel scoprire chi si nascondesse dietro il nome Italo Svevo o di Guido Altieri o che avesse chissà quale vitale impotanza per l’opinione pubblica sapere che Cristina Campo fosse in realtà Veronica Guerrini.

Ma forse stiamo parlando di altri tempi, oggi nell’epoca dell’autoschedatura mediante social network, nell’età del “chi non ha niente da nascondere non ha nulla da temere”, che “l’anonimato è un problema perchè così e colà….” perfino avere un’identità artistica è un atto rivoluzionario.

Annunci

10 pensieri su “Anonimato e identità: il caso Elena Ferrante e la vittoria del Dio Tutti

  1. io nn ho mai sentito il bisogno di un nick,potrei sembrare un alfiere della trasparenza totale,invece sono convinto che le cose si nascondano in bella vista…tolto questo, faccio fatica a comprendere persone che condannano la riservatezza di un altro paventando chissà quali intenzioni, quando per attenuare le loro paure basterebbe esprimere la stessa riservatezza invece di darsi in pasto al pubblico.
    Coerenza, chi era costei?

    Liked by 1 persona

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...