Il burkini invisibile

Avevo assunto una posizione relativamente scettica quando in Italia hanno avanzato la proposta di vietare il burkini sulle spiagge, seguendo l’esempio francese. Ma dopo aver sentito le ragioni dei farlocchi di destra e sinistra a reti unificate mi associo totalmente alla proposta senza remore.

La lucina mi si è accesa in testa quando ho letto sul Foglio un articolo che curiosamente criticava la scelta di Valls perché “statalista e contro la libertà individuale”, poi il travaso mi è venuto quando sbirciando su twitter mi sono imbattuto per caso in questa surreale discussione. Christian Rocca ha perfettamente ragione. Sebbene sia il classico bacchettone juventino ha secondo me colto il punto, a differenza dei suoi interlocutori “liberali”. Ma la domanda da porsi è: come mai Rocca riesce a cogliere il punto mentre i liberali senza se e senza ma no? Essenzialmente per un problema culturale.

Il liberalismo è una delle ideologie più antiche dell’età moderna. Nacque in Inghilterra durante la rivoluzione industriale e fu il fulcro del cosiddetto “Illuminismo scozzese”, che si differiva da quello più famoso nato in Francia in quanto poneva una forte critica allo stato. Mentre l’illuminismo francese riteneva lo stato essenziale per garantire la stabilità in una società, gli illuministi scozzesi ritenevano che lo stato non era la cura, bensì il male. Trai più famosi esponenti di questa scuola vi era l’economista Adam Smith, il teorico della famosa “mano invisibile”. Per Smith ciò che crea benessere in una nazione è l’azione individuale del singolo, che deve essere lasciata totalmente libera senza interferenze esterne, a patto che non danneggi l’iniziativa altrui. Smith quindi sosteneva che lo stato era un orpello, potenzialmente pericoloso per l’individuo e la società in quanto non avrebbe lasciato la possibilità di realizzarsi. Il pensiero di Smith divenne, in seguito, la base del liberalismo moderno e sebbene siano nate diverse scuole di pensiero (monetaristi, ricardiani, neo-ricardiani, austriaci, ecc….) tutte si basano sostanzialmente sugli assiomi pensati da Smith. Il problema è che Smith era un uomo del suo tempo. La sua critica contro lo stato nasceva dentro un contesto ben preciso. Siamo nel periodo del passaggio dalla Rivoluzione agricola alla Rivoluzione industriale, in questo periodo stava prendendo piede una nuova classe sociale: la borghesia, la quale era portatrice di istanze moderniste e di liberalità. Questa classe entrò subito in contrasto con quella dominante: la monarchia e i nobili, che avevano una visione centralista e dispotica della società. Questa classe, sentendosi minacciata tentava di far passare leggi e provvedimenti che rendessero impossibile alla borghesia trovare spazi di manovra. In questa fase, entra di scena Smith. Egli, più che un’economista, era un filosofo morale, un filosofo che essendo avverso al dispotismo dei nobili trovava nello stato minimo la chiave per salvaguardare gli interessi della società. Le sue teorie contribuirono alla nascita di un nucleo egemonico, talmente condiviso da tutti i gruppi sociali che la nobiltà si dovette rassegnare e lasciare lentamente il potere ai borghesi. Detto questo, facciamo un salto in avanti nel tempo e torniamo ai giorni nostri, e poniamoci la domanda: il pensiero di Smith ha senso oggi? Se riteniamo che la società sia la stessa di quella che c’era nel 1770 sì, ma siccome le cose non stanno in questa maniera (e mi sembra abbastanza pacifico) dobbiamo desumere che ha delle discrete mancanze. Quando Smith elaborò le sue teorie non poteva sapere cosa sarebbe successo nei successivi duecento anni. Non poteva prevedere l’avvento del comunismo, del fascismo, tantomeno dell’Islam. Smith agiva in un contesto dove la società era di tendenza liberale e il governo era tirannico. Oggi invece le cose sono cambiate, abbiamo una società tirannica e un governo liberale. E il processo non è cominciato negli ultimi dieci anni, ma già nel novecento se ne vedevano i prodromi. L’avvento dei totalitarismi hanno segnato il cambiamento repentino della società dal basso. Non era più la società dov’era nato Smith che chiedeva più libertà ma chiedeva più controllo e dirigismo. Come si era arrivati a questo punto? Sfruttando quelle che io chiamo le contraddizioni della libertà. Torniamo un attimo al concetto di mano invisibile. Ora, questo concetto era stato ideato per illustrare come l’azione individuale degli attori economici avrebbe portato un equilibrio spontaneo nel mercato. Le scelte che portavano a questo equilibrio derivavano proprio da questa mano misteriosa. Nel tempo il concetto si è esteso anche ai rapporti sociali. Praticamente, secondo costoro, esisterebbe una mano invisibile sociale che porterebbe a un equilibrio spontaneo i rapporti fra le persone. Tutto bello, tutto perfetto. Peccato solo per un dettaglio: non esiste prova scientifica dell’esistenza della mano invisibile, e se non esiste la mano invisibile in economia, potrebbe mai esistere a livello di relazioni interpersonali?

Qualcuno, nei tweet che ho menzionato ha scritto che la libertà porta alla libertà. Questo forse in un ipotetico mondo perfetto, ma nella realtà non è affatto detto che ciò che avvenga. E la dimostrazione l’abbiamo avuta coi quindici anni di Weimar, dove i nazisti, sfruttando gli spazi di libertà concessi ne approfittarono prendendo legalmente il potere. Quello che fecero i nazisti e i fascisti non fu altro che un tentativo di normalizzazione, facendo passare per normali cose che normali non avevano niente. E lo stesso sta tentando di fare l’Islam, mostrando a viso aperto la sua applicazione quotidiana di cui il burkini è solo l’ultima delle tante.

Questo è il motivo per cui ritengo che il liberalismo moderno sia pernicioso e obsoleto tanto quanto tutte le altre ideologie dei secoli passati. Da Smith in poi è stato tutto un susseguirsi di parole che non tentavano di aggiornare il suo pensiero ma lo riprendevano aggiungendoci un po’ qua un po’ la qualcosa che lo facesse apparire nuovo. Nessuno ha tenuto conto del contesto storico, facnedo pertanto pensare che le idee di un tizio vissuto a fine ‘700 potessero andare bene per la società dei secoli XX-XXI. Purtroppo non viviamo più in una realtà dove ad essere tiranno è il re e liberali i sudditi. Oggi il re è liberale e i sudditi sono tiranni e i tiranni sono pericolosi. In questo contesto difendere la libertà in maniera assoluta è come pretendere di lasciare un giaguaro libero per strada perchè la libertà di movimento va garantita a tutti.  Per tali ragioni ritengo che il lassaiz-faire applicato alla società non sia la risposta, perché pura utopia, e come tutte le utopie applicate al reale gli effetti prodotti sono gli opposti di quelli auspicati. Soprattutto se si discute di Islam.

Per concludere, segnalo questo post dell’attivista musulmana Maryan Ismail che si esprime a favore del divieto al burkini:

SOTTO IL BURKINI… L’ISLAMIZZAZIONE!

Questo post è rivolto a coloro che si stupiscono che io sostenga il divieto del…

Pubblicato da Maryan Ismail su Giovedì 18 agosto 2016

 

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Un pensiero su “Il burkini invisibile

  1. Oddio, finalmente qualcuno che riesce a discutere di questo argomento senza sbroccare e senza metterci in mezzo le vesti delle suore (che si sono messe quelle vesti addosso volontariamente quando si sono fatte suore e non le hanno avute imposte per essere nate con la passera). Possibile che l’italiota sia talmente rincoglionito dai reality e dalla cocaina da non riuscire nemmeno a capire una differenza cosi’ semplice?

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