Il fardello dell’uomo rosso

Ho letto questo articolo che tratta la questione del rapporto tra destra e cultura e sinceramente non mi trovo daccordo su nulla.

Riassumendo, l’autore sostiene questa tesi:

  • In Italia essere colti e di destra è impossibile per colpa della scuola pubblica;
  • La colpa principale della scuola è di essere troppo orientata verso il cattocomunismo fin dagli anni ’50;
  • Pertanto, chi ha studiato di meno non ha subito l’influenza della cultura di sinistra e per tale motivo chi è di destra si esprime in un certo modo rispetto a uno di sinistra.

Come ho già scritto qui, ho trovato la tesi alquanto consolatoria, e di seguito ne spiegherò i motivi. Riporto in integrale l’intervento e commenterò i pezzi che non mi convincono.

In Italia è difficilissimo essere discretamente colti e di destra. Dopo la guerra, ma soprattutto dopo gli anni cinquanta, il sistema scolastico ha inculcato fin dalle scuole elementari gli ideali di compromesso fra comunismo e cattolicesimo post conciliare.

Innanzitutto non ho capito di quale cattolicesimo post conciliare si parla. Forse il riferimento è rivolto al Concilio Vaticano II, ma quello è stato varato nel 1962 e concluso nel ’65, è quindi impossibile che negli anni ’50 ci fosse un cattolicesimo post conciliare. Magari si può parlare di “cattolicesimo post-lateranense” e in effetti anche i sede di dibattito all’Assemblea Costituente i comunisti risultarono favorevoli a mantenere il concordato del ’29 per regolare i rapporti tra stato e chiesa.

Di conseguenza, se arrivi alla laurea sono vent’anni che leggi libri in cui c’è scritto che il nazionalismo è male, che i poveri sono bene, che la rivoluzione francese e russa sono bene, che il re è male etc. E’ chiaro che la maggioranza di chi si laureava fino a qualche tempo fa, finisse per condividere quell’insieme di valori che impedisce di essere di destra.

Bisognerebbe capire cosa si intende per destra. E’ vero che in genere è considerato di destra chi è favorevole a un certo tradizionalismo, ma le cose sono più complesse di così. Ci sono molti intellettuali di destra, come Lottieri, ad esempio, che sono favorevoli alla liberalizzazione delle droghe, ma da quel che so l’assumere stupefacenti è considerato un peccato mortale da molte persone di destra. Quindi la droga è di destra o di sinistra?

Per essere di destra dopo aver letto e ascoltato tutta quella roba occorre fare un grosso sforzo. Chi invece a scuola ci è andato poco o ha cazzeggiato, sicuramente è rimasto ignorante per molti versi, ma si è anche inconsapevolmente sottratto al lavaggio del cervello subito da chi ha studiato di più.

Oppure è caduto nel lavaggio del cervello di qualcos’altro. Lo studio difficilmente contribuisce a creare una mentalità omologata, certo se uno si limita a leggere i libri del corso e a fare i compiti della maestra la probabilità può esserci, ma non è determinante. Se bastasse la cultura scolastica per introdurre un certo pensiero non si capisce perchè in URSS avessero sentito il bisogno di inventare il KGB, eppure la propaganda iniziava fin dai tempi delle elementari, ma evidentemente non bastava. Così come non bastava nella Germania Nazista o nella Turchia Kemalista, quest’ultima ormai in pieno processo di reislamizzazione (a proposito, Erdogan è di destra o di sinistra?)

Quindi, non è che le idee di destra sono sostenute da ignoranti (e dunque in maniera ignorante) perché sono idee di basso livello, sono sostenute da ignoranti perché i colti sono stati educati ad essere di sinistra o al massimo liberali.

Non mi pare che sia così. Ci sono parecchi intellettuali e studiosi di area di destra (sempre che ovviamente si definisca cosa è di destra o cosa non è), che insegnano nelle università o scrivono sui giornali e le loro posizioni sanno spiegarle, e bene. Mi vengono in mente Cardini, Buttafuoco, M.Fini, Travaglio, Lottieri come ho già scritto, e Porro. Certo, uno può dire che Cardini è un tizio che la mena ogni tre per due con i massacri dei colonialisti inglesi in India e Buttafuoco si è pure convertito all’Islam, ma siamo sempre al punto di partenza, dare una definizione univoca di “destra” o “sinistra”, se è possibile, ovviamente.

Quei pochi colti di destra, trovandosi circondati da gente che la pensa diversamente, sono abituati a non dire ciò che pensano e se lo fanno, a stemperarlo con mille distinguo o con l’ironia, ma i meno colti se ne fregano e parlano liberamente. Ecco da dove viene quell’”assenza di pudore” che mostrano coloro i quali esprimono idee che non vi piacciono.

Non so chi siano questi di destra che hanno paura a dire ciò che pensano. Posto, che potrebbero anche esserci, per carità. Ma le persone che ho citato prima non si fanno problemi a dire la loro opinione, anche in maniera cruda e politicamente scorretta. Io non so se l’autore ha mai conosciuto qualcuno di AR o un evolista, qualcuno io l’ho conosciuto, e li ho ritenuti spocchiosi e saputelli tanto quanto un Umberto Eco qualsiasi.

Se ci fosse una cultura di destra solida, probabilmente molte persone che oggi esprimono idee istintive e brutali potrebbero ragionare meglio, in maniera più efficace e costruttiva, grazie a figure di riferimento con cui condividono le idee di fondo, ma si è preferito distruggere la cultura di destra, e ora vi tenete le ruspe.

E chi è che l’ha distrutta? Mi pare che nelle sedi del Fronte della Gioventù la cultura di destra veniva ben difesa e divulgata. Se cerchi su internet un best seller di Andrea Evola lo trovi sicuramente, così come di Hayek, di Friedman (quest’ultimo studiato alle università più prestigiose). Con tutto il rispetto questi mi sembrano gli stessi discorsi di quelli di sinistra sul colonialismo e il fardello dell’uomo bianco.

Infine, una chiosa.  A me sembra che oggi l’ignoranza stia dilagando tanto a destra quanto a sinistra (sempre che, ripeto, sappiamo metterci d’accordo su cosa significa “destra” e cosa “sinistra), e questo forse (ma dico forse) perchè negli anni si è pensato a tirare la giacchetta da una parte e dall’altra proprio il nostro sistema scolastico. Io piuttosto che domandarmi se il problema della scuola italiana sia più o meno cattocomunista è se essa oggi funzioni. Fino agli anni ’70 (dove il cattocomunismo imperava) avevamo i migliori licei e i migliori istituti tecnici industriali d’Europa. Oggi i licei sfornano capre ignoranti che non conoscono la differenza tra un sillogismo e un’assioma e istituti tecnici dove si insegna tutto fuorchè la tecnica. Ognuno può dare l’interpretazione che vuole delle cause. Secondo me il colpo di grazia l’hanno dato le riforme scolastiche degli anni ’90. Da una parte la riforma del centrodestra nel ’94, che ha abolito gli esami di riparazione, ultimo baluardo della meritocrazia nelle scuole italiane (ma la meritocrazia non era di destra?) e dall’altra la riforma Berlinguer del ’98 che ha abolito il sette in condotta, ultimo baluardo dell’educazione imposta nelle classi scolastiche (ma l’educazione e il rispetto delle regole non erano di sinistra?)(1)


(1) La mia professoressa di Scienze Naturali alle superiori amava dire che la scuola italiana è diventata un cesso perchè si è voluto imitare gli americani. Ecco, gli americani sono di destra o di sinistra?

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2 pensieri su “Il fardello dell’uomo rosso

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