Guerra, terrorismo e informazione

Ho letto sul canale di Rick Du Fer, questa bellissima riflessione di Historical Eye. Un punto di vista molto interessante da leggere assolutamente:

Come scrivevo in un articolo sul mio sito appena qualche giorno fa, al giorno d’oggi, i più pericolosi terroristi non impugnano fucili e non stringono al petto bombe ma si nascondono dietro una tastiera o scendono in piazza con un megafono. La strategia del terrore , l’uso della paura e del terrore in guerra sono uno strumento antico che va di pari passo con la guerra e l’uso sistemico della violenza, pensiamo alla danza degli spartani al suono di flauti oppure a quella macchina da guerra efficace e compatta che era la legione romana, pensiamo all’orda barbarica o le grida dei Maori e pensiamo poi alle drakkar, alle marce del fuoco e ai roghi di villaggi per arrivare in fine ai ride aerei sulle trincee , i bombardamenti di città durante la seconda guerra mondiale ed in fine le guerre partigiane e di decolonizzazione per poi chiudere con i conflitti contemporanei. Il terrore è un elemento costante e fondamentale per determinare l’esito della guerra, che assolve ad una doppia funzione, da una parte ti pietrifica , scriveva Marshall nel 47 che molti soldati americani non riuscivano ad utilizzare le proprie armi da fuoco contro il nemico, ma in quegli stessi anni si sviluppa anche la teoria della “volontà di combattere” (se non erro ne parla tra gli altri anche lo stesso schmitt) che rompe la paura e spinge a combattere perché la paura di ciò che potrebbe accadere in caso di sconfitta è più forte della stessa paura della morte. Quella stessa morte che diventa un arma nelle mani del terrore (mi sto praticamente spoilerando tre video con questo commento) e che viene strumentalizzata ed usata dai più pericolosi terroristi, ovvero giornalisti di bassa lega e leader politici che non si capisce bene da che parte stanno e in alcuni casi sembra facciano di tutto affinché i “terroristi armati” riescano nelle proprie azioni. Come dicevo, la morte diventa uno strumento nelle mani di questi terroristi da piazza e tastiera, che concorrono allo stesso fine del terrorista armato, ovvero creare caos, paura e instabilità politica, in modo da poter, lla fine, sedere al tavolo delle trattative e condurre un negoziato in una posizione dominante, una posizione di dominio che non è data dal numero di vittime, ma da quanto siano “rumorose” quelle morti, vince chi fa più paura e per fare più paura è necessario rompere il patto tra le genti ed i governanti (guarda come ti cito Hobbes) che cede ai governi il monopolio della forza affinché questi possano garantire protezione e sicurezza, ma se quella sicurezza non può essere garantita ? cosa succede ? succede che il panico dilaga, il terrore si espande e alimentando intolleranza e sfiducia, di cui il terrorista (sia quello armato che quello da tastiera) si nutrono per ottenere i propri obbiettivi. E purtroppo, (hai usato la metafora del poker, vedo e rilancio con quella del pugile), un pugile terrorizzato cercando di proteggere il proprio volto, lascerà inevitabilmente un fianco scoperto sul quale l’avversario potrà colpire ancora e ancora. p.s. visto che li ho praticamente spoilerati in questo commento, hai l’obbligo morale di leggere/vedere “la strategia del terrore”, “le ragioni del terrore” e “la teoria del terrore” , la mia “personale” trilogia del terrore.

PS: ovviamente consiglio anche di guardare il video da cui è scaturita questa riflessione. Davvero interessante.

ADDENDUM: L’autore del commento mi ha consigliato la lettura di questo suo articolo scritto per Notizie Geopolitiche. Anche questo da leggere assolutamente.

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