L’arte della guerra economica spiegata ai gonzi

Uno dei fenomeni più simpatici (si fa per dire) del web è questa incredibile voglia di Rivoluzione, di guerra partigiana. Penso sia capitato a tutti di incontrare sul web qualche sciroccato inovcare i fucili, le montagne, Bella Ciao (no Bella Ciao no. La Resistenza è apolitica(1)) per fermare la tirannia dell’invasore (salvo poi lamentarsi dei disagi in tangenziale causati dallo sciopero dei trasporti).

Spiegherò perchè all’atto pratico questa gente che ciancia di lotta partigiana dietro la tastiera della loro cameretta da letto non ha capito un beato cazzo.

Partiamo da un presupposto, ovvero l’identificazione del nemico. Secondo questi novelli guerriglieri il nemico nazifascista di oggi è rappresentato da un grumulo che va dall’alta finanza, alle istituzioni europee, alla Germania, e alla BCE. Uno potrebbe rimembrare a costoro che i partigiani da soli non avrebbero mai liberato l’Italia dai nazisti, ma mettiamo pure che un gruppo di valorosi guerrigliei conosciutisi su twitter possano da soli sbarazzarsi della Merkel, di Draghi e della finanza. C’è un piccolo problema, però: queste istituzioni sovranazionali non utilizzano armi convenzionali per fare la guerra – e questo lo ammettono pure i nostri partigiani di sopra – ma raffinate manovre di speculazione finanziaria. In pratica è come voler combattere una guerra a sassaiole mentre il nemico ha la bomba atomica.  Non so se costoro se ne rendono conto, ma loro possono anche salire in montagna col fucile in spalla e il fazzoletto trasparente al collo (la Resistenza è apolitica ricordiamolo, tutto dentro la parcondicio, nulla fuori dalla parcondicio), ma così facendo invece di passare alla storia come il comandante Italo rischiano di fare la fine del tenente Drogo. Me lo vedo Draghi pisciarsi addosso perchè le nuove Brigate Garibaldi nate su facebook salgono in montagna a difendere la patria dal vile traditore. Un bottone che taglia i rubinetti e voilà la rivolta è piegata.

WOLVERINE UP__Pic_via retconpunch
Draghi, carogna! Torna nella fogna!

Un altro problema che i nostri eroi della Patria Primogeni del Sol dell’Avvenire non capiscono è che la rivoluzione ha un costo. E no, non mi riferisco ai costi sociali legati alla sofferenza di dover stare su un campo di battaglia. Mi riferisco ai costi economici veri e propri. La rivolte non si fanno con la sola passione e la forza di volontà (quella è roba da retorica da stagisti) ma coi piccioli, cari miei, eh sì, i piccioli servono, anche per le cose più nobili e pure come queste.

Per organizzare una guerra partigiana ci vorrebbe un’organizzazione capillare in grado di soddisfare le esigenze che la guerra richiede. Nel dettaglio, ci vorrebbero:

  • Scorte di medicine e un corpo inferimeristico preparato;
  • Provviste di cibo per almeno cinque anni;
  • Armi e munizioni per almeno 5000 uomini;
  • Un esercito ben addestrato;
  • Una macchina di infilatrati capillarmente diffusa sul territorio.

Ora, per avere tutti gli ingredienti di questa breve lista ci vogliono un mucchio di soldi e una grande capacità organizzativa. Ce l’hanno questi signori? Non credo, altrimenti non starebbero tutto il giorno su internet.

Quindi, ricapitalando, abbiamo dimostrato come voler organizzare una guerra partigiana nelle condizioni attuali è roba da futili idioti che vivono in una campana di vetro distaccati dalla realtà. Nello specifico non si può realizzare per due motivi:

  1. Guerra asimmetrica, ovvero pretendere di combattere una guerra reale contro un nemico che usa armi virtuali;
  2. Mancanza di risorse e organizzazione. Ovviamente, per i motivi spiegati sopra, quest’ultimo punto si autoannulla.

A questo punto sorge spontanea una domanda: CHE FARE? Come facciamo per difenderci da questa massa di pazzi eurocrati tassaioli e liberticidi? La riposte è fintanto semplice che manco mi verrebbe voglia di darvela, ma siccome sono magnanimo ve la concedo: A GUERRA INCONVENZIONALE SI COMBATTE CON STRUMENTI NON CONVENZIONALI.

In particolare, visto che questa è una guerra economica, è abbastanza logico dedurre che non si può che combattere con strumenti economici.

Io non vedo altre soluzioni per difendersi dalle spoliazioni fiscali e burocratiche che soffocano le imprese e aumentano a dismisura le tariffe. Bisognerebbe iniziare a pensare seriamente ad evadere le tasse e a investire in oro. Disconoscere l’autorità dello stato sia italiano che europeo e pensare finalmente a farsi una grande marea di cazzi propri.

“Ma evadere le tasse è una roba neolibberista, e l’oro è il vibratore preferito degli austriaci” mi dirà l’ingenuotto battagliero che aspirava dalla tastiera il campo di battaglia, e io gli rispondo E STI GRAN CAZZI? Le rivoluzioni collettive hanno fallito, belli miei, oramai per risolvere la questione direttamente una volta per tutte bisognerebbe iniziare a pensare secondo schemi prettamente individuali: MENO CHE GUEVARA PIU’ THOREAU è il motto del nuvo combattente.

“Sì, però evadere le tasse è illegale, e se poi ci beccano?” Ah, invece salire in montagna a fare il partigiano è a norma di legge?


(1) Questa idea che la Costituzione e la Resistenza siano fenomeni a-politici solo perchè hanno visto l’incontro di molteplici pensieri politici è assolutamente ridicola. La resistenza fu un fenomeno politicissimo, e proprio per questa ragione. Se c’è una cosa a-politica ( o per meglio dire anti) è proprio il fascismo.

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