Massì, dai!

Ho visto le ultime statistiche del blog e sto cominciando a pensare di cambiare considerevolmente la politica che ho condotto fin’ora. Le cose non vanno male, anzi, il numero di visualizzazioni ha raggiunto in questo lasso di tempo livelli che non mi sarei aspettato. Sono anche molto soddisfatto di essermi fatto una buona nomea tra alcuni blogger più esperti di me. Ed è proprio per questo motivo che stavo riflettendo sul fatto che forse sono stato troppo duro nel decidere di non lasciare a nessuno la possibilità di commentare. Mi capirete, mentre nel mondo reale i flussi di immigrati clandestini sono un problema ciclico, nella rete tale problema è invece fisiologico, e uno si arrangia come meglio può.

Ho quindi deciso che cambierò da ora in avanti la politica del blog, dando l’occasione a chi mi segue di intevenire quando vuole. Ovviamente ciò non significa che le porte da adesso in avanti sono spalancate per tutti. Come diceva un vecchio saggio c’è chi può e chi non può, quindi se siete anonimi o gente che non ho mai visto prima, pensateci due volte ad aprir bocca perchè non sono tenuto ad ascoltare le vostre michiate.

Quanto a tutti gli altri, sappiate di essere benvenuti.

Alla prossima!

La leggenda del Compagno Inquisitore

arodia semiseria di  uno dei più grandi capolavori della letteratura moderna.


Ivan Kazzamazov, in piedi davanti al busto di Pallade, accese la pipa, mentre suo fratello Aliosha, il minore, si scaldava al calore del caminetto. Dopo essersi accomodato sulla poltrona di betulla (quella dove il defunto padre amava rilassarsi la sera in compagnia di un buon libro), attese con trepidazione la favola della buonanotte.

<<La mia storia inizia in Kazhakistan, nell’epica città di Samarcanda>>

<<Ma, fratello. Samarcanda si trova in Uzbekistan>>

<< Non interrompermi, per favore>> replicò Ivan. << Dicevo. Siamo a Samarcanda, nell’epoca della rivoluzione. Il fuoco e il sangue hanno oramai imposto la propria legge. Nessuno è libero, nessuno può possedere niente, neanche i sentimenti, tutti sono prorpietari di tutto, nessuno è proprietario di niente. Alla stazione, l’ultimo treno carico di Kulaki traditori del popolo era partito giusto il dì anteriore, ed era ormai arrivato a metà strada. O certo, non è così che doveva andare. Il Paradiso Socialista sarebbe giunto quando Egli sarebbe riemerso dagli inferi e avrebbe indicato la prasseologia dialettica del Sol dell’Avvenire.
Ed ecco infatti che un bel giorno, Lui si presentò alle porte della città, con la sua folta barba bianca borbottando col suo pesante accento tedesco. Egli scese lungo il vicolo principale verso il quartiere popolare. Era apparso in silenzio, ma cosa strana, tutti lo riconoscevano e tutti iniziarono ad adorarlo. Gli abitanti uscirono dalle loro case, i bambini cominciarono a gettare dei fiori lungo la strada del suo cammino gridando: “Osanna!”, “E’ Lui! E’ Lui! Non può non essere Lui!” Egli si ferma d’un tratto dinanzi alla vecchia raffineria e inizia a progere baci ed effusioni alle operaie in servizio. Una vecchia, dal volto coperto dal velo li porse il fagotto dove si trovava avvolta la povera nipotina malata, e Lui proninciando un paio di imperativi categorici e una critica all’Economia Politica, guarì la bambina, che finalmente poteà tornare a sorridere.

Il commissario del popolo uscì dalla fabbrica, aggrottando le sopracciglia e grattandosi la fronte. Che fare? Si chiese. Questa situazione non era stata prevista dal Comitato Centrale. Corse dentro il suo ufficio e mandò un telegramma al quartier generale del NKVD. Il commissario di zona, appresa la notizia corse sul posto accompagnato da  compagni ceffi suoi agenti. Puntò il dito contro di Lui e lo fece arrestare per attività controrivoluzionaria.

Dentro la cupa cella degli interrogatori del NKVD era tutto un graffiar di unghie e strider di denti. Il compagno inquisitore scruta il Suo volto, lo osserva per due minuti. Infine si accosta in silenzio, posa la torcia sul tavolo e dice:

<< Sei Tu, sei Tu? Non rispondere! Taci! Cosa potresti dire? Tu, lurido sionista! Tu, canaglia borghese! Tu non hai alcun diritto di aggiungere a quello che Tu già dicesti tempo fa. Perchè sei venuto a disturbarci? Ti mandano percaso i traditori trozkisti? Sei un agente del fascio-capitalismo internazionale? Dell’UE? Del Bilderberg? Ovvio che lo sei. Tu sei tutto e di più di queste cose messe assieme. Non osare negarlo! Sai che cosa succederà domani? Io non so chi Tu sia, e non voglio sapere se Tu sia Lui o soltanto una Sua apparenza, ma domani stesso io Ti condannerò e Ti manderò a spalare neve in Siberia, come il peggiore dei revisionisti, e quello stesso popolo che oggi baciava i Tuoi piedi si slancerà domani, a un mio cenno, a sputarti in faccia mentre ti portano ai treni? Sí, forse Tu lo sai”

<< Io non comprendo bene Ivan>>  sorrise Aliosha, che aveva sempre ascoltato in silenzio. << E’ semplicemente una fantasia delirante, o un errore del commissario, un assurdo qui pro quo?>>

<<Ammetti pure quest’ultima ipotesi>> disse Ivan sarcastico <<se il postmodernismo contemporaneo, tipico della vostra generazione di fiocchi di neve, ti ha già tanto guastato che tu non possa tollerare nulla di fantastico vuoi che sia un qui pro quo? E sia pure! È vero>> e tornò a ridere, << il compagno commissario è mezzo orbo, oltre che alcolizzato, e da un pezzo la sua idea poteva averlo fatto impazzire. Egli poteva essere stato colpito dall’aspetto esteriore del Prigioniero. Poteva infine essere un semplice delirio, la visione di uno zelante funzionario con le transaminasee alte, sovraeccitato per giunta dalla deportazione di cento Kulaki in Siberia. Ma qui pro quo o fantasia troppo sfrenata, non è lo stesso per noi? L’importante qui è solo che il comandante deve infine manifestare il proprio pensiero e lo manifesta e dice ad alta voce ciò che per anni ha taciuto.

<< E il Prigioniero rimane zitto? Lo guarda e non dice nemmeno una parola? >>

<< Ma è così che deve essere>> Sentenzio Ivan << Il commissario stesso gli osserva che Egli non ha il diritto di aggiunger nulla a quanto già fu detto. C’è appunto qui, se vuoi, il tratto piú fondamentale del socialismo reale, come a dire. “Tutto è stato da Te trasmesso alla Nomenklatura, tutto quindi è ora nelle mani della Nomenklatura, e Tu non venirci a disturbare, quanto meno prima del tempo”. In questo senso non solo parlano, ma anche scrivono i maosti, gli zdanoviani, almeno>>

<< Hai Tu il diritto di rivelarci anche un solo segreto del mondo da cui sei venuto?>>. – Gli domanda il compagno inquisitore e risponde egli stesso per Lui: – << No, Tu non l’hai, se non vuoi aggiungere qualcosa a quello che già fu detto e togliere agli uomini quella libertà che tanto difendesti quando eri sulla terra. Tutto ciò che di nuovo Tu ci rivelassi attenterebbe alla libertà di spezzare le catene, giacché apparirebbe come un miracolo, mentre la libertà del proletariato,  Ti era piú cara di tutto. Non eri tu stesso a dire “proletari, abbiate il coraggio di spezzare le catene!”? Ecco, li hai visti questi uomini liberati dalle catene. Noi l’abbiamo finalmente condotta a termine, in nome Tuo, la libertà. Per decadi e decadi ci siamo tormentati con questa libertà, ma adesso l’opera è compiuta e saldamente compiuta. Non credi che sia saldamente compiuta? Tu mi guardi con dolcezza e non mi degni neppure della Tua indignazione? Ma sappi che adesso, proprio oggi, questi uomini sono piú che mai convinti di essere perfettamente liberi, e tuttavia ci hanno essi stessi recato la propria libertà, e l’hanno deposta umilmente ai nostri piedi. Questo siamo stati noi ad ottenerlo, ma è questo che Tu desideravi, è una simile libertà? Tu, o giudeo, non capisti che l’uomo è nato per essere servo, e puoi anche ciarlare di patrizi contro plebei, ma la verità è che il plebeo è tale in quanto vuol essere plebeo!

Tu imbrattasti le mollicce pagine dei tuoi scritti diffonendo quella parola … “compagni”, così tu chiamasti i tuoi discepoli, sì:  – coloro che dividono il pane tra di loro – . E ti pare per caso una cosa ragionevole? Hai mai visto uno schiavo condividere il pane con un altro schiavo? Tu sei pazzo! Più pazzo di quell’altro individuo, sì, quell’essere inesistente, venuto qui sulla terra mille anni prima di Te, il quale venne poi ammazzato dalla Tua stessa gente. Lui, però, aveva il pregio di essere molto più scaltro di te. Perchè aveva capito che i pani non andavano condivisi, ma andavano moltiplicati! Così che ognuno ne avesse per sé. Ma anche Lui, al pari di Te ha fallito la sua opera. E come con Te anche per Lui raccoglieremo la sua opera, infliggendo dolori e sofferenze alla gente che noi apparentemente amiamo ma che in realtà disprezziamo.

Ricordi? Quando tu osasti contestare le parole di Lui? Lui, il Grande Spirito? Colui al quale devi tutta la tua sapienza? E in qual modo ingrato dimostrasti la tua riconoscenza? Sei arrivato addirittura alla pretesa di spiegare la storia al posto suo. Tu dicesti, al contrario del Grandissimo, che non son gli ideali a far la storia, ma le condizioni materiali. Stolto! Hai palesemente frainteso tutto. Perchè Egli aveva ragione, e vuoi sapere perchè? Guarda gli islamisti. Loro sono la palese dimostrazione che Egli aveva ragione e Tu torto. Tutti i tuoi eredi, tutti i tuoi discepoli più o meno degni, vengono da noi a narrarci che la colpa del terrorismo è causa della povertà e dell’ignoranza, che è sbagliato gettare bombe sulle loro catapecchie da miserabili carpentieri … E invece? Erano forse dei poveri carpentieri spogliati dalla guerra gli attentatori di New York? Erano forse contadini palestinesi a cui i sionisti avevano rubato la terra? No, erano tutti sceicchi e benestanti, a cui gli occidentali avevano donato generosamente case e denari. E perchè allora proprio loro, che erano così coccolati e adulati hanno deciso di pugnalare alle spalle il proprio amico? Ovvio, perchè a loro interessava solo perseguire i propri ideali, e Tu e i tuoi amici siete stati soltanto degli utili idioti.

 Idioti. come quando insieme al tuo amico pederastra, il tuo connivente con la barba, che a differenza della tua era liscia e ordinata inventaste quello slogan. Rimembri cosa entrambi enunciavate? “Proletari di tutto il mondo unitevi”. Ebbene, adesso Tu li ha veduti, questi “proletari di tutto il mondo uniti”. Ma uniti da cosa? Dalla solidarietà? Dall’amicizia? Dalla concordia? Dalla fratellanza? L’unica concordia che gli umani conoscono è quella della spada. E noi abbiamo preso la spada di Marte e l’abbiamo sguainata contro questi popoli. E tra l’altro come biasimarci? Noi che per anni abbiam tentato mettere d’accordo mongoli con slavi, cechi con slovacchi, berlingueriani con ingraiani con risultati invero poco lusinghieri.  Tu infatti, non hai mai voluto capire che i popoli non son nati per andare d’accordo ma per sopportarsi a vicenda. Ma a un certo punto la sbronza prende il sopravvento. Una bionda nordica con due bocce così attira un cinese e un coreano e … PUF… fine della solidarietà tra amici.

Il Tuo più grande errore, infine, è stato quello di credere nella borghesia. Arrivasti addirittura a paragonarli ai faraoni dell’antichità, tanto era grande la loro opera, e tale come un fanciullo incantato dai fuochi d’artificio lasciasti che loro sfruttassero la Tua opera a loro esclusivo vantaggio. Su una cosa avevi ragione, loro sono meglio dei faraoni, in quanto sono stati talmente astudi nello sfruttare Te che nemmeno il più assolutista dei monarchi per diritto divino sarebbe riuscito a fare. Essi Hanno copiato la Tua opera e hanno creato quello che Tu oggi vedi! E dal loro parto siamo nati noi. Noi, i nuovi padroni del genere umano, noi gli architetti del destino della vita di milioni di innocenti e tutto questo … senza neanche dover costruire una sola piramide.

Certo. Tutto questo ci è costato parecchio. E oramai anche per noi si prospettano periodi bui. Ma tempo vent’anni e vedrai come tutti coloro che scappano da noi torneranno strisciando, implorando pietà. E anche coloro che fino ad oggi ci hanno apertamente osteggiato faranno altrettanto, perchè talmente impauriti e traumatizzati dalla libertà imploreranno a noi di liberarli da questa piaga. E noi che siam uomini di misericordia e di immensa magnanimità lo faremo. Noi daremo loro la tranquilla, umile felicità degli esseri deboli, quali essi furono generati. Oh, noi li persuaderemo infine a non inorgoglirsi, che Tu li innalzasti e in tal modo insegnasti loro a inorgoglirsi: proveremo loro che sono deboli, che sono soltanto dei poveri bimbi, ma che la felicità infantile è la piú dolce di tutte. Essi diverranno mansueti, guarderanno a noi e a noi si stringeranno, nella paura, come i pulcini alla chioccia. Ci ammireranno e avranno paura di noi, e saranno fieri che noi siamo cosí potenti e cosí intelligenti da aver potuto pacificare un cosí tumultuoso e innumere gregge. Temeranno la nostra collera, i loro spiriti si faranno timidi, i loro occhi lacrimosi, come quelli dei bambini e delle donne, ma altrettanto facilmente passeranno, a un nostro cenno, all’allegrezza, ed al riso, alla gioia luminosa ed alle felici canzoni infantili. Certo li obbligheremo a lavorare, ma nelle ore libere dal lavoro organizzeremo la loro vita come un giuoco infantile con canti e cori e danze innocenti. Oh, noi consentiremo loro anche loro un po’ di libera iniziativa, perché sono deboli e inetti, ed essi ci ameranno come bambini, perché permetteremo loro di prosperare (non tanto, il giusto essenziale).

Permetteremo o vieteremo loro di vivere con le proprie mogli ed amanti, di avere o di non avere figli, – sempre giudicando in base alla loro ubbidienza, – ed essi s’inchineranno con allegrezza e con gioia. Tutti, tutti i piú tormentosi segreti della loro coscienza, li porteranno a noi, e noi risolveremo ogni caso, ed essi avranno nella nostra decisione una fede gioiosa, perché li libererà dal grave fastidio e dal terribile tormento odierno di dovere personalmente e liberamente decidere. E tutti saranno felici, milioni di esseri, salvo un centinaio di migliaia di condottieri. Giacché noi soli, noi che custodiremo il segreto, noi soli saremo infelici. Ci saranno miliardi di pargoli felici e centomila martiri che avranno preso su di sé la maledizione di discernere il bene dal male. Essi morranno in pace, in pace si spegneranno nel nome Tuo e oltre la tomba non troveranno che la morte. Ma noi conserveremo il segreto e li lusingheremo, per la loro felicità, con una ricompensa per un mondo nuovo, ricco e prospero. Infatti, quand’anche si arrivasse in questo ipotetico mondo futuro , non sarebbe certo per esseri simili. Si dice e si profetizza che Tu verrai e vincerai di nuovo, che il Sol dell’Avvenire irradierà il pianeta in tutto il suo splendore, ma noi diremo che esso ha il sol scopo di salvare solamente te stesso, mentre noi abbiamo salvato tutti. E io allora mi alzerò e Ti additerò i mille milioni di bimbi felici, che non conobbero la fame. E noi, che ci siamo caricati dei loro bisogni, per la felicità loro, noi sorgeremo dinanzi a Te e diremo: “Giudicaci, se puoi e se osi”. Sappi che io non Ti temo. Anch’io, come Te ho passato la mia vita sui  libri in cerca della sapienza, a combattere contro i nemici del progresso, ma presto capii che era più conveniente affiliarsi con persone più intelligenti, perchè nessuno dei membri di questo gregge sarebbe in grado di trovare da solo la strada di casa. E in virtù di ciò io ti dico che domani stesso Tu vedrai questo docile gregge voltarti le spalle chiamandoti “Traditore” mentre salirai sul treno che ti porterà fino in Siberia. Io domani Ti condannerò al gulag per essere venuto a disturbarci. Perché se c’è qualcuno che piú di tutti merita di essere rieducato, quello lì sei proprio Tu. Domani Tu verrai deportato. >>

Ivan aveva narrato con così tanto fervore da sentirsi accaldato. Le sue guance erano diventate paonazze e le sue labbra, ancora serrate in un severissimo ghigno, si tramutarono in un sorriso.

<< Ma fratello, io non capisco >> disse Aliosha che fino ad allora era rimasto in silenzio,   << Il tuo racconto è un elogio del marxismo, non la sua condanna. Chi potrebbe mai crederti sentendo la tua storia? Il tuo racconto non narra affatto le vicende del socialismo, tu semplicemente lo trasmuti in un’accozzaglia di pensieri deliranti promanati da gente egoista e malavagia. Gente che ha tradito i propri ideali in nome dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, col sol fine di sottrargli e godere dei piaceri materiali. Forse gli stalinisti sono così, o magari i rossobruni, ma questa non è la linea. Il tuo inquisitore è semplicemente fantasia>>

<< Ferma. Ferma. Come ti sei scaldato! >> disse Ivan << Tu dici fantasia? E ammettiamo pure che lo sia. E allora rispondimi: non sei convinto che centocinquant’anni di movimento operaio non siano altro che ricerca di brama di potere in vista soltanto di piaceri materiali volgari? E’ forse Padre Paiso che ti insegna così?>>

<< No, no, al contrario, padre Paiso diceva una volta perfino qualcosa del tuo genere… ma era una cosa diversa, certo, tutta diversa >> si riprese Aliosha.

<< Informazione preziosa, però, nonostante il tuo “tutta diversa”io ti domando: perché i tuoi stalinisti e rossobruni si sarebbero collegati solo in vista di piaceri materiali e volgari? Perché non può incontrarsi fra di loro neanche un solo martire, tormentato da una nobile sofferenza e amante dell’umanità? Vedi: supponi che fra tutti questi uomini non desiderosi che di sordidi beni materiali se ne sia trovato anche uno solo come il mio  commissario inquisitore, che abbia passato anche lui la sua vita sui libri in cerca della sapienza, si sia accanito a lottare contro i nemici del progresso, ma che però abbia in tutta la sua vita amato l’umanità: a un tratto ha aperto gli occhi e ha veduto che non è una gran felicità morale raggiungere la perfezione del volere, per doversi in pari tempo convincere che milioni di proletari sono rimasti imperfetti, che essi non saranno mai in grado di servirsi della loro libertà, che dai miseri ribelli non usciranno mai dei giganti per condurre a compimento la torre, che non per simili paperotti il grande idealista ha sognato la sua armonia… Dopo aver compreso tutto ciò, egli è tornato indietro e si è unito… alle persone intelligenti. Non poteva questo accadere?

<< A chi si è unito, a quali persone intelligenti? >> esclamò Aliosha quasi adirato. – Essi non hanno né tanta intelligenza, né misteri o segreti di sorta… Forse soltanto il revisionismo, ecco tutto il loro segreto. Il tuo inquisitore non crede nel comunismo, ecco tutto il suo segreto! >>

<< E anche se fosse cosí? Infine tu hai indovinato. È proprio qui che sta la sua grandezza. Perchè non la consideri per caso una tragedia quella di un uomo che ama così a modo suo l’umanità senza credere nell’amicizia, nella concordia, nella fratellanza? >>

<< Ma come finisce la storia? >> domandò Aliosha, con una punta di stizza.

<<Oh. Io la farei finire così. Il compagno inquisitore, dopo aver parlato, decide di tacere per qualche minuto. Vuole capire cosa gli risponderà il prigioniero. Ma Lui non apre bocca. Il vecchio poliziotto sembra deluso. Vorrebbe sentirsi da lui detto qualcosa, anche la più terribile, la più funesta. Ma Egli continua a starsene zitto e avvicinandosi lentamente e gli molla un bacio alla Breznev. E il vecchio poliziotto, spiazzato da quel gesto, decide di cacciare via il prgioniero, e lo lascia andare per le vie buie della città >>

<< E il comandante? >>

<< Il bacio gli arde nel profondo. Ma continua a persistere nella sua idea >>

Perché insegnare matematica?

Da consigliare ai fusarini vari che pensano che l’ultralibberismo si combatta a colpi di citazioni colte di Marx ed Hegel

Cavolate in libertà

insegnamento_matematica

Uomo: Insegnare matematica a scuola è sbagliato.

Donna: se insegniamo le equazioni gli studenti non faranno investimenti idioti. Con la teoria delle probabilità non si faranno fregare dalle previsioni.Con la logica matematica non si faranno fregare dai truffatori.

U: E’ proprio quello che dicevo io. Insegnali le equazioni e non faranno mai acquisti a credito. Insegnali le probabilità e non giocheranno d’azzardo. Insegnali la logica e non compreranno mai cose inutili. In pratica insegna la matematica e buona parte dell’economia moderna andrà a rotoli.

D: MINCHIA. Non avrei mai pensato che l’economia si basasse sull’ignoranza.

U: Prova a spiegare la società moderna in qualunque altro modo.

Via Rettiliano Verace.

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Onestà! Onestà!

Processo alle streghe di Salem

Per Processo alle streghe di Salem si intedono una serie di atti rivolti a persone accusate di stregoneria che si svolsero a partire dal 1692 nel villaggio di Salem (contea di Essex, Massachusetts), il cui territorio in gran parte è ora ricompreso nella città di Danvers. Fu l’ultimo del suo genere nelle colonie britanniche del Nordamerica.

In precedenza, 17 persone erano già state sottoposte alla pena capitale nella zona per lo stesso reato, nel corso di una caccia alle streghe durata dal 1647 al 1688. Con i processi del 1692 iniziò la più estesa serie di accuse, arresti ed esecuzioni capitali mai inflitte nei possedimenti britannici del Nuovo mondo per il reato di stregoneria.

( Continua su wikipedia …)

L’arte della guerra economica spiegata ai gonzi

Uno dei fenomeni più simpatici (si fa per dire) del web è questa incredibile voglia di Rivoluzione, di guerra partigiana. Penso sia capitato a tutti di incontrare sul web qualche sciroccato inovcare i fucili, le montagne, Bella Ciao (no Bella Ciao no. La Resistenza è apolitica(1)) per fermare la tirannia dell’invasore (salvo poi lamentarsi dei disagi in tangenziale causati dallo sciopero dei trasporti).

Spiegherò perchè all’atto pratico questa gente che ciancia di lotta partigiana dietro la tastiera della loro cameretta da letto non ha capito un beato cazzo.

Partiamo da un presupposto, ovvero l’identificazione del nemico. Secondo questi novelli guerriglieri il nemico nazifascista di oggi è rappresentato da un grumulo che va dall’alta finanza, alle istituzioni europee, alla Germania, e alla BCE. Uno potrebbe rimembrare a costoro che i partigiani da soli non avrebbero mai liberato l’Italia dai nazisti, ma mettiamo pure che un gruppo di valorosi guerrigliei conosciutisi su twitter possano da soli sbarazzarsi della Merkel, di Draghi e della finanza. C’è un piccolo problema, però: queste istituzioni sovranazionali non utilizzano armi convenzionali per fare la guerra – e questo lo ammettono pure i nostri partigiani di sopra – ma raffinate manovre di speculazione finanziaria. In pratica è come voler combattere una guerra a sassaiole mentre il nemico ha la bomba atomica.  Non so se costoro se ne rendono conto, ma loro possono anche salire in montagna col fucile in spalla e il fazzoletto trasparente al collo (la Resistenza è apolitica ricordiamolo, tutto dentro la parcondicio, nulla fuori dalla parcondicio), ma così facendo invece di passare alla storia come il comandante Italo rischiano di fare la fine del tenente Drogo. Me lo vedo Draghi pisciarsi addosso perchè le nuove Brigate Garibaldi nate su facebook salgono in montagna a difendere la patria dal vile traditore. Un bottone che taglia i rubinetti e voilà la rivolta è piegata.

WOLVERINE UP__Pic_via retconpunch
Draghi, carogna! Torna nella fogna!

Un altro problema che i nostri eroi della Patria Primogeni del Sol dell’Avvenire non capiscono è che la rivoluzione ha un costo. E no, non mi riferisco ai costi sociali legati alla sofferenza di dover stare su un campo di battaglia. Mi riferisco ai costi economici veri e propri. La rivolte non si fanno con la sola passione e la forza di volontà (quella è roba da retorica da stagisti) ma coi piccioli, cari miei, eh sì, i piccioli servono, anche per le cose più nobili e pure come queste.

Per organizzare una guerra partigiana ci vorrebbe un’organizzazione capillare in grado di soddisfare le esigenze che la guerra richiede. Nel dettaglio, ci vorrebbero:

  • Scorte di medicine e un corpo inferimeristico preparato;
  • Provviste di cibo per almeno cinque anni;
  • Armi e munizioni per almeno 5000 uomini;
  • Un esercito ben addestrato;
  • Una macchina di infilatrati capillarmente diffusa sul territorio.

Ora, per avere tutti gli ingredienti di questa breve lista ci vogliono un mucchio di soldi e una grande capacità organizzativa. Ce l’hanno questi signori? Non credo, altrimenti non starebbero tutto il giorno su internet.

Quindi, ricapitalando, abbiamo dimostrato come voler organizzare una guerra partigiana nelle condizioni attuali è roba da futili idioti che vivono in una campana di vetro distaccati dalla realtà. Nello specifico non si può realizzare per due motivi:

  1. Guerra asimmetrica, ovvero pretendere di combattere una guerra reale contro un nemico che usa armi virtuali;
  2. Mancanza di risorse e organizzazione. Ovviamente, per i motivi spiegati sopra, quest’ultimo punto si autoannulla.

A questo punto sorge spontanea una domanda: CHE FARE? Come facciamo per difenderci da questa massa di pazzi eurocrati tassaioli e liberticidi? La riposte è fintanto semplice che manco mi verrebbe voglia di darvela, ma siccome sono magnanimo ve la concedo: A GUERRA INCONVENZIONALE SI COMBATTE CON STRUMENTI NON CONVENZIONALI.

In particolare, visto che questa è una guerra economica, è abbastanza logico dedurre che non si può che combattere con strumenti economici.

Io non vedo altre soluzioni per difendersi dalle spoliazioni fiscali e burocratiche che soffocano le imprese e aumentano a dismisura le tariffe. Bisognerebbe iniziare a pensare seriamente ad evadere le tasse e a investire in oro. Disconoscere l’autorità dello stato sia italiano che europeo e pensare finalmente a farsi una grande marea di cazzi propri.

“Ma evadere le tasse è una roba neolibberista, e l’oro è il vibratore preferito degli austriaci” mi dirà l’ingenuotto battagliero che aspirava dalla tastiera il campo di battaglia, e io gli rispondo E STI GRAN CAZZI? Le rivoluzioni collettive hanno fallito, belli miei, oramai per risolvere la questione direttamente una volta per tutte bisognerebbe iniziare a pensare secondo schemi prettamente individuali: MENO CHE GUEVARA PIU’ THOREAU è il motto del nuvo combattente.

“Sì, però evadere le tasse è illegale, e se poi ci beccano?” Ah, invece salire in montagna a fare il partigiano è a norma di legge?


(1) Questa idea che la Costituzione e la Resistenza siano fenomeni a-politici solo perchè hanno visto l’incontro di molteplici pensieri politici è assolutamente ridicola. La resistenza fu un fenomeno politicissimo, e proprio per questa ragione. Se c’è una cosa a-politica ( o per meglio dire anti) è proprio il fascismo.