Sul debunking/2

Ho letto questo bellissimo articolo de Linkiesta sui vaccini e la connessa intervista al prof.Grignolio.

http://www.linkiesta.it/it/article/2016/05/30/ricchi-giovani-e-benestanti-chi-sono-gli-italiani-contro-i-vaccini-e-p/30561/

Mi ha colpito molto la seconda parte dell’intervista, dove Grignolio ha spiegato come alcuni studi abbiano dimostrato che la maggior parte degli antivaccinisti non siano affatto gli ignorantoni che molti credono, ma laureati e benestanti.

Ci sono degli esperimenti di psicologia sperimentale —che tratto nel libro— dove a genitori laureati è stato spiegato, che i vaccini non sono pericolosi con dati alla mano, essi hanno dichiarato di aver compreso i dati sulla loro sicurezza ed efficacia, hanno dimostrato di aver capito che i vaccini non creano l’autismo, eppure, quando alla fine dell’esperimento è stato chiesto loro se si fidavano di più dei vaccini, non hanno cambiato assolutamente idea, continuavano a rifiutare i vaccini . Anzi, nel campione vi è stata una lieve recrudescenza, ovvero in alcune persone l’opposizione si è persino rinforzata anziché attenuata. Le cosiddette “informazioni correttive”, cioè quelle volte a contraddire le credenze delle persone che sono radicalmente contrarie ai vaccini rinforzano i “loro bias cognitivi”, i loro pregiudizi, e non sono utili nella comunicazione con una parte degli oppositori, quelli “integralisti”. Ecco, il caso da lei esposto è un caso tipico di questi: persone intelligenti, che capiscono un problema, ma lo rifiutano cognitivamente ed emotivamente. So bene che questi casi sono contro intuitivi, ma non sempre il livello culturale e le abilità cognitive ci permettono di valutare correttamente il rischio. La cattiva valutazione del rischio, come spiega bene il Premio Nobel per l’economia Kahneman, è un vecchio retaggio evolutivo che spesso è indipendente dal livello culturale: altrimenti avremmo che chi ha un buon livello culturale non rifiuta i vaccini, e invece non è così , o perlomeno , non sempre.

Più che valutazione del rischio direi che qui siamo di fronte a vero e proprio pregiudizio ideologico, come spiegai qui, in questo precedente post.

Ovviamente non sono un esperto e le mie sono ipotesi azzardate, ma col senno di poi, se fossi stato nei panni di chi ha intervistato queste perone, prima di chiedergli cosa ne pensassero dei vaccini avrei domandato se per caso  in gioventù hanno partecipato al ’68.

 

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