Ma che male c’é ad essere di parte?

Uno dei più grandi disastri culturali che ha lasciato la II Repubblica è quella che io chiamo  sindrome della parcondicio. Chi ha meno di quattordicianni saprà di sicuro il significato di parcondicio, quindi non perderò tempo a spiegarla, ma i suoi effetti sui cervelli delle persone (non tutte, per carità, ma almeno la maggior parte) non sono mai stati oggetto di approfondimento. Il succo della parcondicio si basa su un sunto particolare: quando si discute di un argomento si deve per forza controbilanciarlo con un altro avverso. Il fatto è che ancora ancora questo ragionamento può avere un senso se si parla di politica, ma se portato alle estreme conseguenze esso rischia di invadere tutti i campi.

Prendiamo i dibattiti sulla medicina moderna. Se notate troverete sempre persone che si lamentano del fatto che a parlare vengono invitati sempre gli esperti e mai gli “altri”, cioè quelli che si vorrebbero opporre alle considerazioni scientifiche degli esperti. Questo è un chiaro sintomo di sindrome della parcondicio, perchè parte dal presupposto che un argomento per essere valido non lo è se prima non viene confrontato con una controargometnazione, non importa se provata o meno, l’importante è che ci sia.

Ma di esempi simili ne abbiamo a iosa. Lo si vede quando qualcuno vuole organizzare un festival, un evento culturale, o vuole semplicemente andare fuori a cena. Prendiamo anche i menù vegan, che qualcuno più volte ha proposto di voler imporre nei ristoranti per “ragioni di pari opportunità”. Questo è un reflusso della sindrome della parcondicio. Ma la cosa più ridicola è che essa funziona sempre in maniera uniderizionale. Quando appunto si parla di imporre i menù vegani nei ristoranti, non si parla mai, però di imporre i menù onnivori nei ristoranti vegan. Ma tra l’altro non c’è nulla da stupirsi, come diceva Orwell: tutti gli animali sono uguali ma alcuni sono più uguali degli altri, e non è ovviamente solo il caso dei vegani, sia chiaro.

Come dicevo l’aspetto più fastidioso della sindrome della parcondicio è quella del controbilanciamento forzato del pensiero. E lo vediamo spesso nelle polemiche televisive e nel mondo dello spettacolo. Spike Lee si lamenta che per due anni non hanno candidato all’Oscar un negro? Bisogna che venga nominato qualcuno subito, in nome della par condicio. Si organizza un evento culturale religioso? Bisogna invitare sia il sacerdote, che il rabbino che l’Imam, sempre e comunque, anche se si parla di neotomismo.

Ad esempio, giorni fa fu organizzato un evento sulla fumettistica e la satira(1), e vennero sollevate alcune polemiche perché la maggior parte degli invitati erano di sinistra, e i satiristi di destra hanno chiesto anche loro di partecipare. Ora non  ci vedo nulla di male nel voler chiedere di poter partecipare a un evento politico da parte di schieramenti avversi, ma non capisco perchè bisogni accettarlo per forza. Se io decido di celebrare il mio diciottesimo compleanno soltanto coi miei amici di comitiva e non invito i miei compagni di scuola sono liberissimo di farlo. Possono anche prendersela, chi glielo vieta? Ma chi mi vieta a me di non volerli fra le scatole? Qua non si parla di elezioni, non si tratta di menarsela per i fatti propri, chi vuole organizzare un convegno a porte chiuse é liberissimo di farlo, a patto che non impedisca ad altri di organizzarli per se stessi a loro volta.

Altra polemica correlata alla questione è il fatto che ci sono autori satirici che fanno satira solo su una religione e no su tutte. Ma non vedo perchè uno se decide di far satira sulla religione debba per forza farla su tutte. E poi intendiamoci quali religioni? Solo quelle monoteistiche o anche quelle animiste e politeiste? E allora perchè quelli che prendono in giro ebrei, cattolici e musulmani non prendono mai di mira gli induisti e gli shintoisti?(1) Sono discussioni senza senso.

Il mio quindi è un richiamo controcorrente, perchè non credo che ci sia nulla di male nell’essere di parte, se per di parte si intende difendere le proprie convinzioni e le proprie idee. Perchè solo chi è in grado di avere un’idea precisa, senza condizionamenti, e senza la pressione di doversi per forza sentire in colpa per non essere neutrale è paradossalmente più vicino all’obiettività di qualunque altro.

Solo le amebe e gli ermafroditi sono neutrali.


(1) A proposito di questo tema. In Francia c’era un vecchio comico, di cui non ricordo il nome, che non faceva altro che prendere in giro, a volte anche in maniera pesante, gli ebrei. Non mi pare che nessuno sia andato ai suoi spettacoli a chiedergli: “scusa, ma perchè oltre a sfottere i giudei non sfotti anche i musulmani o i cristiani?” Quindi di che parliamo?

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