Disastri liberisti

(E dopo essermela presa un po’ coi sovranisti/no€/antiliberisti, mo’ me la prendo un po’ coi libberisti :-P)

Sono un tipo politicamente scorretto (nel senso originale del termine, no in quello che i vari “professionisti dell’antimafia” vanno a propugnare per farsi i fatti loro), e quindi non ho problemi a dire che considero il liberismo come un’ideologia grottesca e farlocca tanto quanto altre ideologie novecentesche totalitarie e la juve di Moggi (il perchè di questo ultimo paragone ve lo spiego dopo).

Il problema fondante del liberismo (soprattutto quello underground ovvero la forma anarco-libertaria) è riscontrabile in egual misura alle fallacie pesanti che compongono il proprio pensiero.

La prima grande fallacia la si può riscontrare nel seguente corollario:

Il privato è un soggetto indipendente che non ha bisogno del pubblico per tutelare i suoi interessi, anzi, esso è in conflitto con quest’ultimo.

 Ora, basta guardare la storia per capire che questa affermazione è una cagata pazzesca, per un semplice fatto: SE NON ESISTESSE LO STATO NON ESISTEREBBE IL LIBERISMO.

Facciamo quindi un passo indietro e chiediamoci, cos’è lo stato? Semplicemente è la forza militare dominante su un territorio in un dato istante. Se non esistesse l’esercito svizzero probabilmente non esisterebbe la Svizzera, se non esistesse la Tzahal non esisterebbe Israele, se non fossero esistite la CIA, NSA, Gladio e i Marines oggi non parleremo più di USA ma di URSA, e così per i suoi satelliti.

Prendiamo ad esempio il caso di Pinochet, che da quelle parti è considerato un eroe tanto quanto Garibladi lo è considerato dai nazionalisti e Che Guevara dai comunisti. Il CIle pinochettiano è infatti la  conclamata dimostrazione che senza lo stato le idee liberiste non potrebbero prosperare. L’anarco capitalista, infatti, ti viene sempre a raccontare  che la società perfetta è quella volontaria, dove la gente sceglie liberamente cosa fare come fare quando fare e non è obbligata a sottostare a regole statuarie, ma poi in virtù della sua coerenza ti fa l’elogio del Cile di Pinochet che era tutto fuorchè una sociatà volontaristica. Oppure prendiamo il caso dell’America di Reagan, colui che mandò la Guardia Nazionale contro gli scioperanti delle compagnie aeree, prendendosi il plauso dei liberal/liberisti/volontaristi di ogni parte. E che dire poi della Tatcher che mandò i poliziotti a manganellare i manifestanti contro l’aumento delle tasse (1). Tutti questi esempi ci dimostrano come un modello ideologico (e il liberismo E’ un modello ideologico) per essere realizzato ha bisogno di una struttura sovraordinata, quella cioè che comunemente chiamiamo STATO. Ecco spiegato perchè ho fatto il paragone con la Juventus, il liberismo per realizzarsi ha bisogno diciamo…di un aiutino, e questo aiutino glielo fornisce proprio quello che più essi disprezzano.

Altro problema del liberismo è che ormai più che una teoria economica è diventata una vera e propria ideologia con le stesse ridicole connotazioni dell’idealismo tedesco à la carte. Mentre infatti con Hayek e con Mises la scuola austriaca di economia aveva perlomeno una sua dignità accademica, con l’ingresso di Rothbard e Hoppe i danni sono diventati irreversibili. Una volta lessi un detto “la filosofia è nata in Grecia ed è morta in Germania”, lo stesso potremmo dire per la scuola austriaca che è nata a Vienna ed è morta a Peine, passando per New York. Prendiamo Hoppe, questa specie di crucco-palestinese, questa sorta  di bolscevico liberale, ha formulato un pensiero che è un miscuglio di pensieri anarchici e totalitari, e il bello è che tutte le sue ricette non mostrano alcun modo per superare lo “Stato”, anzi.

Vediamo un pezzo che scrisse nel suo “best-seller” Democrazia – Il Dio che è fallito (fonte:https://en.wikiquote.org/wiki/Hans-Hermann_Hoppe) egli scrive:

In a covenant…among proprietor and community tenants for the purpose of protecting their private property, no such thing as a right to free (unlimited) speech exists, not even to unlimited speech on one’s own tenant-property. One may say innumerable things and promote almost any idea under the sun, but naturally no one is permitted to advocate ideas contrary to the very covenant of preserving and protecting private property, such as democracy and communism. There can be no tolerance toward democrats and communists in a libertarian social order. They will have to be physically separated and removed from society.

Quindi secondo il nostro in un’ipotetica società libertaria non ci può essere libertà per i democratici e i comunisti, che vanno prima di tutto separati e rimossi fisicamente dalla società. A parte che uno volendo essere malizioso fino al midollo potrebbe considerare un parallelismo con i metodi bolscevichi in Urss nei confronti dei “nemici del popolo” (2), ma mi chiedo: in che modo si dovrebbe realizzare ciò? Come vorrebbe insomma il nostro HoppeHoppeCavallo separare e rimuovere fisicamente dalla società i democratici e i comunisti(3)? Chiama la “Vigile”(4)? Oppure si dovrà ricorrere a una forza pubblica? Non mi venite a dire che verranno ingaggiati dei cacciatori di teste come nei film perchè veramente vi meritate di essere derisi e presi per una barzelletta, cari liberisti. Quando nell’America di fine settecento ci fu la caccia alle streghe non c’era un modello concorrenziale di chiese puritane che competevano per chi trovasse più streghe, e non c’erano agenzie private di boia che offrivano pezzi modici per l’impiccagione, bensì UNA SOLA CHIESA, UN SOLO BOIA, in pratica UN MONOPOLIO, UN MONOPOLIO PUBBLICO.

Ma poi, in base a quale criterio si deciderà se uno è democratico o comunista? Perchè diciamocela tutta, il liberismo non ha niente di diverso dalle varie ideologie novecentesche. E’ tutto merdame hegeliano, e il liberismo (quello soprattutto austriaco) non è assolutamente secondo a nessuno. Il novecento infatti è stato il secolo dove hanno dominato tre ideologie: il liberismo, il comunismo e il fascismo. Ebbene io considero tutte e tre essere riconducibili alla stessa merda: l’idealismo tedesco. Sì, certo, il liberismo non è nato in Germania, ma in Inghilterra, si basa soprattutto sulle idee di Smith e Ricardo, ma come ho detto prima mentre con alcuni economisti (Hayek, Mises, Menger) almeno un senso dal punto di vista accademico ed empirico ce l’avevano, con l’ingresso degli intellettuali (Rothbard e Hoppe) si è tessuto il filo di Arianna che porta alla foto di famiglia con Fichte ed Hegel. Una delle tendenze gravi di tutte le filosofie inerenti all’idealismo tedesco è l’assolutizzazione del nemico. Per i comunisti, infatti, se sei contro di loro sei un fascio-liberista; per i fascisti se sei contro di loro sei un liberal-comunista; per i liberisti invece sei uno sporco comunista. Non c’è bisogno che scriva cosa ha portato una simile “assolutizzazione” eticistica, basta aprirsi un libro di storia.

Altro aspetto che ormai collega l’austro-liberismo con il cascame idealista-hegeliano è il cosiddetto storicismo. Per l’idealista tedesco medio (comunista o fascista dir si voglia) il mondo va in merda perchè si è persa la bussola iniziale che se fosse stata seguita correttamente ci avrebbe portato al sol dell’avvenire. Quindi per i comunisti le origini del male risalgono tutte al 1989, per i fascisti invece risalgono tutte al 8 settembre 1943, per i liberisti/libertari risalgono tutte al 1913, ovvero quando fu fondata la FED. Quindi, secondo la palingenesi dei comunisti tutto si riaggiusterà se Berlino verrà divisa in due da un Muro come l’ultima volta, per i fascisti la crisi si risolverà se Benito discenderà dagli inferi, per i liberisti austriaci se invece verranno abolite le banche centrali (4).

Un altro elemento, quello più fastidioso è il vittimismo che molti di loro posseggono. Essi infatti si lamentano di come il “pensiero unico”(altra frase fatta, molto comune anche tra fascisti e comunisti) ostegga le idee della scuola austriaca preferendo quelle di Keynes e Marx. Una delle lamentele più comuni è dovuta al fatto che in libreria non ci sono molti libri di Hayek, o Smith, o Ricardo, ma appunto libri su Keynes, Marx e soci. Ma vedete, cari liberisti/libertari, questo non è dovuto a chissà quale complotto dei poteri forti. Non mi risulta infatti che i libri di Hayek siano al novero dei “libri proibiti”, ma è semplicemente una scelta precisa nelle preferenze del consumatore, ovvero è una scelta di mercato. Perchè purtroppo, cari amici, il mercato è come la natura di Leopardi, è matrigno per definizione e non guarda in faccia a nessuno nememno ai suoi figli.

Ricapitolando, ecco quali sono i problemi principali:

  • Il liberismo per sopravvivere ha bisogno dello Stato, ergo di una forza monopolistica dal punto di vista militare che imponga i suoi principi;
  • La scuola austriaca non è un sistema alternativo di capitalismo, è cascame hegeliano e quindi meritevole di indifferenza;
  • Il mercato non da garanzie alla sopravvivenza del mercato. Se infatti le preferenze del consumatore sono rivolte a favore di sistemi contro il mercato, questo inevitabilmente cesserà di esistere.

(1) ma non era lei che diceva che il socialismo per funzionare ha bisogno di spillarti i piccioli? E allora come mai lo ha fatto anche lei? E come mai aumentò anche la spesa pubblica?

(2) Nell’Urss staliniana se eri un democratico e un liberale prima ti confiscavano le terre e poi ti mandavano in un Gulag in Siberia, un grande piano di sperazione e rimozione fisica, no?

(3) Mi viene in mente una cosa. In Italia abbiamo avuto un importante (a prescindere dalle opinioni sulla sua persona) uomo politico, Bettino Craxi, che si considerava un socialista e democratico. Molti infatti se lo ricordano per il suo anticomunsmo, ma è anche vero che finanziò in SudAmerica gruppi di resistenza contro i regimi militari come in Cile, quello stesso Cile tanto amato dai liberisti  quanto l’Unione Sovietica dai comunisti staliniani. Era comunque un convinto uomo di sinistra. Ora mi domando, nella mitica società libertaria preconizzata da Hoppe, quelli come Craxi che fine avrebbero fatto?

(4) Un po’ come quando si diceva: basta mandare via Berlusconi e lo spread scenderà di trecento punti. Se Se… c’avete voluto credere voi.

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