Lo schifo

C’è qualcosa di veramente preoccupante nel caso di Dorina Matei che non è stato notato ai più, qualcosa che mostra veramente a quale schifo sta andando incontro la società italiana così come la conosciamo. La cosa mostra tratti ancora più inquietanti se andiamo a vedere come casi come questi non sono isolati, ma sono già accaduti in passato. No, cari ragazzetti dei centri sociali, qua non c’entra nulla il razzismo e l’appartenenza etnica della ragazza, e nemmeno voi, care femministe, avete capito il punto, non c’entra niente il genere sessuale. Quello che è accaduto ricalca in molti aspetti situazioni cui malamente sono andati incontro persone sia di pura nazionalità italiana sia di puro sesso maschile.

Per capire quello che sto dicendo bisogna partire dal principio della storia.

Il punto è che il fattaccio è avventuo a causa di un ridicolo”SGUP” da parte dei giornali (giornali di alto rango, no il gazzettino di provincia) i quali, evidentemente in crisi di notizie acchiappapolli, hanno dato la notizia di questa pregiducata per omicidio in regime di semilibertà che (udite! udite!) posta foto di se stessa felice e contenta su facebook. Il fatto di aver prodotto questa non-notizia e il conseguente polverone che ne è uscito è bastato per convincere i giudici ad annullare la semilibertà e rimandare la ragazza in carcere. “Giustizia è fatta!” avranno esultato i leoni da tastiera e gli indignati della domenica, peccato che persi nel loro furore ideologico essi non si siano accorti di un piccolo dettaglio:

DA OGGI IN AVANTI NESSUNO E’ PIU’ AL SICURO

 Tutti gli opinionisti, sia quelli indignati che quelli col forcone in mano non si sono resi conto che è bastato mettere su un polverone da parte dei giornalisti per annullare una sentenza giudiziaria. Si tratta di una sofistiscazione del vecchio giustizialismo manettaro, dove per la prima volta adotta strumenti tecnologici ben più avanzati delle oramai sdoganate intercettazioni telefoniche. Se prima infatti era necessario spendere denaro pubblico per intercettare ore e ore di telefonate e scrivere migliaia di faldoni per riportare i contenuti spesso inutili delle conversazioni telefoniche, date in pasto all’opinione pubblica solo per dar scandalo, oggi invece basta una sbirciata sul profilo e il gioco è fatto.

Qualcuno potrebbe obiettare: “si, però questo caso ha riguardato una persona riconosciuta colpevole, che tra l’altro doveva finire di scontare la sua pena”. Vero, peccato però che come accennato prima, seppur secondo di versa modalità casi simili sono già avvenuti, e che hanno riguardato personaggi sì coinvolti in inchieste giudiziarie ma che sono stati o pienamente assolti o che avevano scontato in carcere la loro pena (ricordate Scattone? Avete presente Sollecito? Siamo lì), quindi non è tanto un problema di vittime/carnefici ma di colpevoli/non colpevoli. Oggi su twitter commentando la vicenda qualcuno disse che siamo ormai tornati all’ottocento Io la penso in altro modo, siamo tornati ancora indietro,  all’ultima decade del seicento. In quegli anni il puritanesimo dominava il mondo protestante (così come la Santa Inquisizione la faceva da padrone nel mondo cattolico), ma l’apoteosi dell’idiozia puritana avvenne quando un gruppo di ragazzine bimbeminkia del New England, prese forse da una crisi ormonale, iniziarono ad accusare tre quarti del villaggio di avere gettato un maleficio contro di loro. Fu così che iniziò una vera e propria caccia alle streghe, prima arrestarono vecchie barbone, poi via via alzando il tiro si arrivò perfino ad accusare uomini rispettabili e addirittura anche pastori della chiesa stessa. Il caso passò alla storia come il Processo alle Streghe di Salem, ed è stata probabilmente la prima grande purga giudiziaria mai avvenuta nell’epoca moderna(1).

Oggi osserviamo come quei tempi stiano ritornando nelle vesti del moderno, le ragazzine isteriche accusatrici ad cazzum vengono sostiuite dal rampantismo del giornalismo d’accatto, mentre i colpevolisti sono rimasti gli stessi di quattrocento anni fa.

Quello che dovrebbe farci preoccupare davvero  non è tanto il fatto che ci sono gli indignati della domenica che hanno spinto i giudici ad annullare un provvedimento perfettamente legittimo a norma di legge. Noi dovremmo in realtà temere la deriva e la sofisticazzione che il giustizialismo sta prendendo e prenderà grazie ai nuovi mezzi di comunicazione. Stiamo arrivando al cybergiustizialismo. Ipotizziamo per un attimo che questo caso faccia scuola, tanto tra le procure tanto tra i giornalisti. Potrebbe capitare che in futuro possa nascere l’idea che basta usare le informazioni all’interno dei social network per scovare possibili criminali e arrestarli. Un po’ come le intercettazioni telefoniche, insomma, solo che queste sono più semplici e più economiche. E supponiamo che un giorno si decida di aprire un inchiesta contro un politico (o anche un semplice cittadino) andando a scavare nei suoi post o nelle chat. Avremmo una situazione potenzialmente esplosiva, con nuove gravi lacune all’interno del diritto alla privacy. E allora per ottemperare si aprirà un nuovo dibattito politico, qualcuno proporrà norme per vietare di sbirciare nelle pagine personali senza avere un mandato o per i giornalisti l’autorizzazione personale dell’interessato, avremmo il popolo dei manettari che scenderebbe in piazza in lotta per il “sacrosanto diritto alle intercettazioni telematiche”, con tanto di fazzoletto indaco a urlare “adesso postateci tutti”. E in tutto questo marasma, tutto rischia di diventare lecito, anche la più piccola minchiata postata su facebook può diventare potenziale prova di colpevolezza.

Quindi, cari signori che avete esultato per la giustizia ripristinata, che lanciate appelli per l’ergastolo a vita, non rallegratevi troppo presto, perchè anche se siete incensurati, anche se non avete fatto niente, nella Salem 2.0 che ci stanno preparando la minima minchiata sarà sufficiente per rovinarvi l’esistenza. Se siete furbi, cancellatevi da facebook, prima che sia troppo tardi.


(1) La prima perchè la seconda fu Tangentopoli, che per bizzarra coincidenza avvenne esattamente 300 anni dopo.

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