Sulle manifestazioni a Roma

Non è che siano una grande novità, in Medio Oriente robe del genere si vedono da secoli. Solo che là da una parte ci sono i sunniti, dall’altra gli sciiti. Qui hanno nomi diversi.

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Secessioni tragiche e comiche

Non ho sentimenti di antipatia verso l’indipendentismo catalano. Comunque, a prescindere da come la si pensi  ritengo degno di nota questo ottimo articolo di Alessandro Orsini riguardo ai recenti sommovimenti indipendentisti in Europa e in M.O.

Fonte: http://sicurezzainternazionale.luiss.it/2017/10/02/barcellona-la-secessione-comica-quella-tragica/

Barcellona: la secessione comica e quella tragica

L’Europa occidentale, ricca e pacificata, ha smarrito il senso del tragico, al punto da confonderlo con il comico. Per comprendere il senso di questa affermazione, occorre conoscere la differenza tra le secessioni tragiche e quelle comiche.

Le secessioni tragiche riguardano quelle minoranze, oggetto di discriminazioni e violente persecuzioni, le quali cercano di costruire un nuovo Stato per vivere all’interno di una fortificazione. I secessionisti tragici sperano di salvarsi dai loro persecutori creando nuove mura difensive che chiamano “Stato indipendente”. Il caso dei curdi è l’esempio più attuale. Lunedì 25 settembre, gli abitanti del Kurdistan iracheno hanno votato per la secessione dall’Iraq e la costituzione di uno Stato indipendente. Il 24 agosto 2016, i soldati della Turchia hanno sconfinato nel nord della Siria per scacciare i curdi che si trovano in quell’area – dopo averli ampiamente bombardati in territorio turco – nell’ambito dell’operazione “scudo dell’Eufrate” terminata il 29 marzo 2017. Per non parlare delle discriminazioni che i curdi subiscono in Iran. Subito dopo il referendum, i curdi, uno dei popoli più impegnati nella lotta contro l’Isis, sono stati immediatamente minacciati da Iran, Turchia e Iraq, che ha inviato l’esercito a sigillare i confini del Kurdistan. La Casa Bianca è intervenuta subito per impedire che l’esercito iracheno prendesse in considerazione l’idea di aprire il fuoco.

La fondazione dello Stato di Israele non è stata una secessione tragica sotto il profilo territoriale, ma, idealmente, lo è stata eccome. Israele è nato come secessione dal mondo europeo che aveva avviato, o fatto finta di non vedere, la persecuzione degli ebrei poi culminata nello sterminio di massa.

Chiunque abbia visitato Barcellona sa bene che si tratta di una delle città più ricche e libere d’Europa. La secessione catalana è molto simile a quella che aveva in mente Umberto Bossi sul finire degli anni Ottanta. Bossi, che viveva in una delle aree più ricche del mondo, invece di lottare contro le discriminazioni, operava in favore di esse. La sua idea fondamentale era che i “terroni” fossero antropologicamente inferiori rispetto ai “padani”. Mentre il tentativo di secessione dei curdi nasce per non essere discriminati, il tentativo di secessione di Bossi nasceva per discriminare.

La ragione fondamentale che spinge Barcellona al referendum non ha niente a che vedere con le persecuzioni da parte del governo di Madrid. La spinta dominante è economica, proprio come accadeva nel caso di Bossi, il quale enfatizzava un’inesistente cultura padana per abbellire la cruda realtà dell’indipendentismo leghista che aveva il proprio epicentro negli uffici dei commercialisti: pagare meno tasse ed essere più ricchi. Le ragioni ideali che Bossi chiamava a sostegno della sua secessione erano talmente inesistenti che il suo successore, Matteo Salvini, è passato dal leghismo al nazionalismo ovvero dal popolo padano al popolo italiano.

I catalani sono scontenti perché affermano di pagare allo Stato più di quanto ricevono. In pubblico sventolano alti ideali, ma, in privato, il problema è molto prosaico. Tutti noi siamo dispiaciuti e rattristati per i feriti di Barcellona, ma la tristezza e il dispiacere non devono influenzare le analisi politiche che, altrimenti, diventerebbero semplici sfoghi emotivi.

Il metodo più corretto per valutare i fenomeni politici è la comparazione. Ponendo a confronto fenomeni simili è possibile pronunciare giudizi equilibrati. La secessione di Barcellona va posta a confronto con la secessione dei curdi.

Soltanto se impareremo a riconoscere la differenza tra i proiettili di gomma, che stordiscono i ricchi manifestanti di Barcellona, dai proiettili della Turchia e dell’Isis, che uccidono i poveri curdi, saremo in grado di recuperare l’equilibrio del giudizio che è la precondizione per distinguere la dimensione tragica della politica da quella comica.

 

Perchè in Italia non si può fare la rivoluzione (liberale)

Ora che Berlusconi sembra essere tornato in auge si torna a parlare per l’ennesima volta di rivoluzione liberale. E’ un fenomeno ciclico che si conclude sempre senza alla fine ottenere né la rivoluzione né il liberale. Per spiegare il periodico default di tale proposta di modello sociale si sono sempre cercati colpevoli un po’ ovunque, da Gramsci a D’Alema, dal modello IRI alle Coop, dai film di sinistra ai cinepanettoni, ma la verità è che l’egemonia culturale c’entra poco, la colpa del fallimento del liberalismo in Italia è colpa dei liberali stessi.

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